Il mondo non ha avuto un giorno tranquillo il 30 marzo 2026. Tre guerre attive, un petrolio che schizza verso l'alto, stretti marittimi che potrebbero chiudersi da un momento all'altro e un presidente americano che sembra non sapere bene cosa voglia fare. Proviamo a capire insieme cosa sta succedendo — senza tecnicismi, ma senza nascondere nulla. Trump e l'Iran: parole in libertà, soldati sul campo Immaginate un capitano che annuncia di aver vinto la partita mentre manda i rinforzi negli…
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Approfondimenti:
L’invio di nuove forze americane nel Golfo non racconta soltanto il rischio di un allargamento del conflitto, ma segnala un cambiamento più profondo nel modo in cui oggi si combatte. Le guerre si allungano, si intrecciano ad altri teatri e si giocano anche sul terreno politico, economico e narrativo. Per questo la vera sfida non è più ottenere un successo rapido, ma gestire durata, propagazione e tenuta strategica.
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Guerra o pace. Le monarchie sunnite sono ad un bivio, divise su cosa fare. Mentre l’Iran sa bene come agire, come rivelano i numeri degli strike: dall’inizio della crisi i pasdaran hanno tirato contro i regni del Golfo e la Giordania oltre 5.609 «proiettili», di cui 4.422 droni-kamikaze e 1.187 missili. Il bilancio, che sarà superato tra qualche ora da nuovi colpi, rivela la strategia d’attrito attuata da Teheran nei confronti dei vicini, anche quelli con cui ha avuto buoni rapporti.
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Venerdì arrivano in prossimità dell'Iran i primi contingenti di marines americani. Questo significa che da qui a venerdì tutto ciò che Trump sta dicendo su trattative in corso con l'Iran o con una parte del regime iraniano può essere vero. È possibile che siano cominciate le grandi manovre per una de-escalation e un accordo può essere invece pura tattica, nell'attesa che ci siano le condizioni sul terreno per un'operazione di terra.
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Oggi il Qatar subisce gli attacchi dell’Iran – ieri Teheran ha colpito Ras Laffan, una zona in cui si trova il più grande sito di produzione di gnl al mondo – e, come tutti i paesi del Golfo, patisce le conseguenze della strategia del caos del regime iraniano, abbatte missili e droni, ma non partecipa alla battaglia contro obiettivi di Teheran. In questo momento, per Doha la priorità è tornare alla normalità e nella regione la Repubblica islamica è percepita da…
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