Una lettera inviata dal carcere, dal Nuovo complesso di Rebibbia dove si trova detenuto dalla sera del 31 dicembre scorso, per sollecitare il ministro della Giustizia sull'emergenza, sempre più drammatica, che si vive nei penitenziari italiani. E' l'iniziativa dell'ex sindaco di Roma, Gianni Alemanno, che sta scontando una pena definitiva ad 1 anno e 10 mesi, che ha trasmesso ai vertici del dicastero di via Arenula il suo personale "grido d'allarme" sulle condizioni di vita dei detenuti.
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C’è un rumore sordo che si ripete. Cancelli di ferro che sbattono. Chiavi che graffiano l’aria. Dentro le carceri italiane l’odore è denso. Stanco. Dimenticato. Qui, dove la punizione ha preso il posto della giustizia, si consuma ogni giorno una pena che non ha volto. E che quasi nessuno vuole vedere. Mentre la politica discute di slogan e simboli, le celle continuano a riempirsi. Gli uomini e le donne rinchiusi non sono più storie da raccontare.
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I braccialetti elettronici non ci sono e i detenuti che potrebbero andare ai domiciliari devono restare in carcere perché nel mese di aprile è stato superato il numero di “attivazioni” disponibili. Da Pasqua in poi, a Milano, i giudici si sono dovuti arrendere in almeno quattro casi: per tre indagati si è dovuto rinunciare agli arresti in casa per la mancanza di strumenti; una quarta persona ha o…
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