Secondo i recenti e aggiornati dati SIPRI 2023 vi sono attualmente nel mondo, nei 9 Stati dotati, ossia Stati Uniti, Russia, Israele, Cina, India, Regno Unito, Francia, Corea Nord, Pakistan, in totale 12.512 bombe nucleari, delle quali 2.936 sono ‘ritirate’ ma non smantellate. Le rimanenti 9.576 bombe si trovano in diversi stadi di operabilità e circa 2.000 di esse sono “in stato di elevato livello di allerta…
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Gli italiani non si sono mai preoccupati delle guerre, questo è accaduto sia nella prima, sia nella seconda. Tutti gli europei hanno sempre pensato che le rispettive Cancellerie sapessero quel che facevano. Invece, gli storici hanno appurato, che tranne qualche gruppo ristretto, realmente, la maggioranza dei governanti dell’epoca non aveva la minima idea di quel che sì prospettava. Questo vale anche per gli interventisti che non avevano compreso come la guerra avesse cambiato…
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Massimo Baldacci, Presidente nazionale di Proteo Fare Sapere In un mondo afflitto da conflitti e tensioni, la necessità di lavorare per la pace è sempre più urgente. La pace necessita di condizioni, sia soggettive sia oggettive. La prima condizione soggettiva è quella di una mentalità non violenta, che richiede una educazione alla pace. Pedagogisti come Maria Montessori, Aldo Capitini, Danilo Dolci e Don Milani hanno saputo illuminare il cammino in questa direzione.
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LA GUERRA HA SOSTITUITO LA POLITICA Viviamo in una situazione di fervore bellico delle classi dirigenti e dei principali mass media, nonostante che la stragrande maggioranza dei cittadini non lo condivida. La politica è sempre più in crisi e sostituita dalla guerra: anche per questo i cittadini ne sono molto lontani. Secondo la studiosa del pensiero politico Catherine Ross “le guerre oggi stanno distruggendo ogni pensiero politico, la possibilità stessa di sviluppare un pensiero politico”.
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La denuncia dello scandalo della guerra, l’ostinazione a non far perdere l’orizzonte la parola pace: la Chiesa cattolica nei giorni di Pasqua resta ancora più isolata. Intorno a lei il silenzio perfetto dei leader politici grandi e piccoli: nessuno di loro tenta una strada alternativa a quella della preparazione militare in attesa di un potenziale – e temibile – salto di…
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Nella lettera inviataci qualche giorno fa, il Papa ci ha invitato ad essere «fiaccole accese nella notte». E davvero la notte di violenza e di guerra iniziata il 7 ottobre scorso sembra non finire mai. L’unica voce forte e decisiva sembra essere quella delle armi. Vani sono stati i tanti tentativi di cessazione delle ostilità, inutili sembrano gli appelli al cessate-il-fuoco, a risolvere il conflitto in maniera differente che con le armi.
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Due frasi terribili sono state pronunciate giovedì 28 marzo. I giornali europei le hanno correttamente riportate ma con misura, senza particolari sottolineature. Putin ha avvertito che la Russia colpirà gli aerei con cui Zelensky conta di rovesciare le sorti del conflitto «da qualunque aeroporto decolleranno. Compresi quelli di Paesi terzi». In altre parole, ha tirato in ballo i territori che fan…
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Al punto in cui siamo sconfinati occorre un doppio coraggio, un coraggio bifronte, il coraggio della pace, il coraggio del conflitto. Né la guerra o la pace sono disonorevoli e inaccettabili. Esistono circostanze appropriate sia per la guerra sia per gli accordi. Di assoluto vi è soltanto la morte. Quindi via le prolissità a considerare ingiustificata la guerra, ingiustificata la pace. Meno che mai affidarsi soltanto alle convinzioni.
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Il conflitto tra Russia e Ucraina pare impantanato in una sostanziale situazione di stallo che allontana sempre più l’ipotesi di una risoluzione militare degli eventi. I mesi passano, uno dopo l’altro e uno identico all’altro, con un portato di morte e distruzione che monta a dismisura. Nulla di tutto questo, però, pare scalfire la determinazione con cui le principali potenze occidentali perseverano nell’applicare all’Ucraina il principio del ‘vai avanti tu, che a me viene da ridere’, continuando a soffiare sulle braci di una guerra per procura.
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