Potrebbe arrivare dai giudici una delle novità più rilevanti sul fronte delle pensioni minime. L'integrazione al trattamento minimo, cioè il meccanismo che consente di portare l’assegno fino a una soglia fissata annualmente dall’Inps in base all’inflazione, non riguarda tutti. Oggi, ne beneficiano solo i pensionati che rientrano nel sistema misto, ossia coloro che possono far valere almeno un contributo versato entro il 31 dicembre 1995
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Una nuova sentenza destinata a fare giurisprudenza mette la parola fine al dibattito: ridurre gli aumenti delle pensioni non viola la Costituzione. Milioni di italiani si trovano ora con un diritto acquisito che vale meno di quanto credevano, e la magistratura ha deciso che va bene così. Ecco tutti i dettagli La perequazione automatica è il meccanismo che adegua le pensioni all'inflazione ogni anno, proteggendo il potere…
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I pensionati che ricevono l’assegno ordinario di invalidità potrebbero ottenere un aumento che può arrivare a circa 600 euro l’anno, grazie alle ultime decisioni sull’integrazione al trattamento minimo. La novità riguarda chi era rimasto escluso perché il suo assegno era calcolato interamente con il sistema contributivo, cioè il metodo che si basa sui contributi versati nel corso della carriera. In linea generale, questo sistema si applica a…
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Con sentenza del 16 aprile 2026, n. 52 - ha dichiarato non fondate le questioni di legittimità costituzionale, sollevate dal Tribunale di Trento, riguardanti la modalità di calcolo “a blocchi” prevista, dalle rispettive leggi di bilancio, per la rivalutazione delle pensioni nelle annualità 2023 e 2024. Nel dettaglio, la Consulta: pur considerando l’effettivo prodursi di un limitato effetto di “allineamento” tra diverse classi di pensioni, come connaturato all’impiego del modello…
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Per molti pensionati la domanda era semplice: dopo i tagli alla rivalutazione del 2023 e 2024, ci saranno rimborsi? La risposta, dopo l’ultima pronuncia della Corte Costituzionale, è altrettanto chiara: no, almeno in via generale non ci saranno recuperi sugli importi persi. Con la sentenza n. 52 depositata il 16 aprile 2026, la Consulta ha infatti dichiarato legittimo il sistema di perequazione “a blocchi” introdotto dalle leggi di bilancio per quegli anni.
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La Corte costituzionale, con la sentenza n. 52 del 2026, interviene su uno dei temi più discussi degli ultimi anni in materia previdenziale: la rivalutazione delle pensioni. Al centro della decisione vi è il cosiddetto sistema “a blocchi”, introdotto in via derogatoria dalle leggi di bilancio 2023 e 2024, che ha suscitato dubbi di legittimità costituzionale. La Consulta ha però respinto le censure, ritenendo il meccanismo compatibile con i principi della Carta.
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La Corte Costituzionale, con sentenza n. 52 del 16 aprile 2026, ha dichiarato infondate le questioni di legittimità costituzionale, sollevate dal Tribunale di Trento, riguardanti la modalità di calcolo “a blocchi” prevista per la rivalutazione delle pensioni nelle annualità 2023 e 2024, fissate dalle rispettive Leggi di bilancio, ritenute lesive degli artt. 36 e 38, Costituzione. Il Tribunale, nell’esaminare una controversia sull’importo da riconoscere…
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Il dubbio nasceva da una disputa sollevata dal Tribunale di Trento, al quale si era rivolto un pensionato di vecchiaia che aveva contestato il calcolo dell’Inps sulla propria pensione. La Consulta interviene sul meccanismo di rivalutazione delle pensioni. Il sistema introdotto dal 1° gennaio 2023 al 31 dicembre 2024 ha impattato sulle pensioni con importo superiore a quattro volte il trattamento minimo.
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La questione della rivalutazione delle pensioni tiene banco un anno sì e l’altro pure. Ogni gennaio gli assegni si adeguano al tasso di inflazione certificato dall’ISTAT, generalmente calcolato sui primi nove mesi dell’anno precedente. Successivamente, con i dati definitivi anche dell’ultimo trimestre, si procede a un ricalcolo basato sul valore reale dell’inflazione, spesso con il riconoscimento di arretrati se il dato definitivo risulta più elevato di quello stimato.
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La Consulta promuove il modulo perequativo previsto dalla legge n. 197/2022 e n. 213/2023 per il biennio 2023-2024 che aveva ripristino la rivalutazione delle pensioni su fasce complessive d’importo. La Consulta salva (ancora una volta) i conti pubblici. Il meccanismo di rivalutazione, introdotto dal 1° gennaio 2023 al 31 dicembre 2024 con il quale sono state parzialmente colpite le pensioni di importo superiore a quattro volte il trattamento minimo, è pienamente legittimo.
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La Corte costituzionale, con la sentenza numero 52 del 16 aprile 2026, ha dichiarato non fondate le questioni di legittimità costituzionale sollevate dal Tribunale di Trento sul sistema di rivalutazione delle pensioni adottato per il 2023 e il 2024, fondato sul cosiddetto meccanismo “a blocchi”. Le norme scrutinante erano l’articolo 1, comma 309, della legge 197 del 2022 e l’articolo 1, comma 135, della legge 213 del 2023.
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Pensioni 2023-2024: legittimo il sistema a blocchi sulla rivalutazione La Corte costituzionale conferma la legittimità del sistema “a blocchi” per la rivalutazione delle pensioni 2023-2024: nessuna violazione dei principi costituzionali e ampia discrezionalità al legislatore.
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