Di Aldo Baquis TEL AVIV Dopo quelli ancora scottanti a Gaza, in Libano ed in Iran, per Israele si è aperto ieri un nuovo minaccioso fronte di ostilità quando la Corte penale internazionale (Cpi) ha emesso mandati di arresto per il premier Benjamin Netanyahu e per l’ex ministro della Difesa Yoav Gallant. Sono accusati di aver commesso crimini di guerra e crimini contro l’umanità nell’ambito di "un attacco diffuso e sistematico contro la popolazione civile a Gaza".
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La Corte penale internazionale punta di nuovo i riflettori su Israele e la sua guerra contro Hamas. E lo fa con una mossa esplosiva, senza possibilità di interpretazioni. Per il primo ministro Benjamin Netanyahu, l’ex ministro della Difesa Yoav Gallant e il capo militare di Hamas, Mohamed Deif, è scattato il mandato d’arresto internazionale. Tutti accusati di crimini di guerra e contro l’umanità. LA REAZIONE Una decisione storica, che ha scatenato l’inevitabile reazione del…
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«Rispettiamo la Corte, ricordando che deve svolgere un ruolo giuridico, non politico». La notizia del mandato di cattura emesso dalla Corte penale internazionale nei confronti di Benjamin Netanyahu e dell'ex ministro della Difesa Yoav Gallant suscita perplessità e imbarazzo nel governo italiano. L'idea di fondo è che si tratti di un provvedimento sbagliato destinato a rendere ancora più esplosivo uno scenario già fin troppo complesso.
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Il premier e l’ex ministro degli Esteri di Israele, Netanyahu e Gallant, non possono più “circolare" nei Paesi che hanno ratificato lo Statuto della Corte penale internazionale, «in astratto possono andare ancora in Paesi come gli Stati Uniti, la Russia e la Cina. Ma il problema che si pone è politico: da oggi cooperare con Israele significa cooperare con uno Stato i cui vertici sono sospettati di crimini contro l’umanità e crimini di guerra».
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Dopo la decisione della Cpi di emanare un mandato d'arresto per Benjamin Netanyahu e Yoav Gallant, ci si chiede cosa farà l'Italia, che fa parte dei 124 Paesi che riconoscono formalmente la giurisdizione dell'Aja. Il ministro Crosetto ha detto di considerare la sentenza "sbagliata", ma di essere disposto ad applicarla in virtù del rispetto del diritto internazionale
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Il massimo del diritto può trasformarsi nel massimo dell’oltraggio? La lezione degli antichi romani è ancora attuale? Ora che la richiesta formulata sei mesi fa dal Procuratore della Corte penale internazionale (Cpi) di incriminazione per crimini di guerra e contro l’umanità (non per genocidio) a carico del primo ministro Benjamin Netanyahu, del ministro della Dif…
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In Italia Pd e M5s esprimono sostegno alla sentenza dell'Aia: «Roma si adegui alle decisioni». Bruxelles: «Gli Stati Ue sono vincolati alla sentenza» Da una parte un «procuratore corrotto» che ha «agito in fretta», dall’altra un sostegno incrollabile alla Corte penale internazionale e alle sue sentenze «da rispettare e applicare». Se il sostegno di Washington a Israele sembra più solido giorno dopo giorno, l’Unione…
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