Riscaldare le aule in edifici costruiti per buona metà prima degli anni Settanta è già un’impresa tecnica e un salasso economico. Se ci mettiamo anche il clima rigido di questi giorni e la mancata accensione dei riscaldamenti per tutto il periodo delle vacanze, ecco spiegato perché 8 studenti su 10 - scuole medie e superiori - hanno sentito (troppo) freddo in aula al rientro a scuola. A rivelarlo è un'indagine svolta da Skuola.
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Come annunciato giovedì dopo l’assemblea, gli studenti dell’Archimede di Treviglio hanno scioperato, venerdì 9 gennaio, con un presidio davanti all’Istituto per protestare contro la Provincia per il rientro «gelato» dalle vacanze di Natale. Nell’edificio, infatti, non è partito il riscaldamento e nelle aule la temperatura non è salita oltre i 12 gradi. Studenti e insegnanti per fare lezione hanno indossando giubbotti, cappelli e sciarpe.
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Il ritorno sui banchi dopo le festività natalizie, quest’anno, ha coinciso in gran parte d’Europa con un brusco abbassamento delle temperature. In Italia l’impatto è stato particolarmente evidente: in molte scuole, tra Nord e Sud, studenti, docenti e personale hanno trovato ambienti freddi, in alcuni casi al di sotto dei limiti minimi previsti dalla normativa. Non un disagio episodico, ma l’ennesima conferma di una fragilità strutturale dell’edilizia scolastica.
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La Marca sprofonda sotto zero. Ieri a Treviso si è scesi fino a meno 6,2. L’ondata artica ha mandato in tilt i sistemi di riscaldamento di 8 scuole. Nella succursale del Duca degli Abruzzi, campus di San Pelajo, studenti e professori hanno provato a fare lezione con cappotti, guanti e berretti. Ma poi si è gettata la spugna. Poco dopo le dieci oltre 250 ragazzi di 13 classi sono stati rimandati a casa.
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