Il circo mainstream ogni giorno ha la sua pena. L’ultima è il volto di Giorgia Meloni regalato a un angelo (che pare una vittoria alata) nella basilica di San Lorenzo in Lucina, a Roma. Nulla di nuovo, anche se un tantino âgée. Tra le guglie del Duomo di Milano resta scolpito il volto di Mussolini. Comunicazione e adulazione, quando il potere è carismatico, vanno a braccetto, riempiono i media. Eppure, ci sono fatti più rilevanti che meritano attenzione.
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Approfondimenti:
L’Europa deve procedere verso un ‘federalismo pragmatico’, altrimenti “rischia di diventare subordinata, divisa e deindustrializzata“. Se lo spauracchio di una “lenta agonia” – agitato in occasione della pubblicazione del suo Rapporto sulla competitività nel 2024 – non è bastato, l’ex governatore della Banca centrale europea Mario Draghi ha reso più chiaro cosa significhi all’attico pratico: irrilevanza, vassallaggio e, in definitiva, impoverimento.
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Ascolta la versione audio dell'articolo 3' di lettura English Version Translated by AI. For feedback, please contact [email protected] Dalle aureolate aule dell’Università di Lovanio, Mario Draghi ha alzato nuovamente la frusta nei confronti di quest’Europa, che non sembra cogliere il momento in cui entrare in pista per affermare un proprio ruolo autonomo tra Trump, Putin e Xi, ognuno dedicato ad urlare a livello internazionale, perché in fondo in difficoltà sul terreno interno.
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Rileggere i passaggi chiave dell'intervento a Lovanio dell'ex presidente della Bce aiuta a capire il salto di qualità: dentro chi vuole più Europa, fuori chi ne vuole sempre meno Mario Draghi ha parlato a Lovanio, dove ha ricevuto una nuova laurea honoris causa. Le sue parole hanno fatto parlare allargando, se possibile, la distanza fra chi le legge come un messaggio legato all’urgenza di andare in una direzione chiara, quella di un’Europa federale, e…
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Finalmente, la parola chiave è stata pronunciata. Dopo anni di eufemismi linguistici da parte di leader politici che vagheggiavano la necessità di una «Europa sovrana» o di «autonomia strategica per l’Europa» per non spaventare troppo i rispettivi sentimenti nazionali, Mario Draghi ha osato dire forte e chiaro che l’Europa deve diventare «un’autentica federazione». Proprio così, testuale. La rivi…
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Sbaglia chi pensa che in questi tempi operare per cercare di dare vita ad un ordine politico internazionale sia tempo buttato via. Vero è che alcuni importanti players o aspiranti tali operano in chiave antitetica, ma si possono già individuare fenomeni e strategie che contrastano i loro obiettivi. “Fare più grande l’America” è intrinsecamente e deliberatamente la strategia che rende impossibile qualsiasi nuovo ordine internazionale.
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Ieri (2 febbraio 2026) Mario Draghi ha parlato a KU Leuven in occasione della sua laurea honoris causa. E, come Mark Carney a World Economic Forum (20 gennaio 2026), ha scelto la strada più rara: non consolare nessuno. Il messaggio è semplice e scomodo: l’ordine internazionale «a regole condivise» è finito. E la conseguenza pratica – non teorica – è che sicurezza e prosperità non sono più esternalizzabili: se non produci capacità, dipendi; se dipendi, prima o poi paghi.
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Perché von der Leyen se ne fregherà dell’appello di Draghi Che cosa ha detto Draghi nel discorso all'università di Lovanio e cosa (non) faranno le istituzioni europee. Il punto di David Carretta estratto dal Mattinale Europeo. Proprio nel momento in cui i capi di Stato e di governo si stanno per riunire per decidere se fare sul serio sulle sue raccomandazioni per rilanciare le sorti economiche dell’Unione europea, Mario Draghi ieri ha aggiunto un addendum politico al suo famoso rapporto che potrebbe essere…
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Stavolta arriva dall'Università di Leuven, il monito dell'ex premier già n.1 della Bce. In occasione della laurea honoris causa a lui conferita dall'ateneo KU, Mario Draghi prova nuovamente a scuotere governi e istituzioni del Vecchio Continente; ancora dal Belgio, cuore pulsante della burocrazia a 12 stelle, sprona leader e apparati a cambiare rapidamente pelle e dar vita agli Stati Uniti d'Europa
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