La Regione del Kurdistan, formalmente autonoma dal 2005, è governata da due partiti che si dividono il potere tra Erbil e Sulaymaniyya, il Partito democratico del Kurdistan (Kdp) e l’Unione patriottica del Kurdistan (PuK), che controllano quasi ogni aspetto della vita pubblica. Nati come movimenti di liberazione, oggi sono diventati veri e propri sistemi di potere, basati su reti clientelari e familiari.
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Le urne si sono chiuse ieri regolarmente alle 18, ora di Baghdad, e questa sera forse si conosceranno i primi risultati delle elezioni legislative in Iraq. I nomi dei 329 membri del nuovo parlamento però saranno comunicati solo tra alcuni giorni. In ogni caso, anche questa ennesima consultazione dopo la caduta di Saddam Hussein nel 2003 non pare destinata a produrre scosse in un sistema politico che continua a resistere alle pressioni interne per le riforme.
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Baghdad è ricoperta di manifesti elettorali. Sui tetti delle case, sui lampioni, sui muri di cemento che circondano i nuovi e sfarzosi complessi residenziali. Tutti gli slogan promettono “forza e prosperità economica”. Oggi si tengono le elezioni legislative in Iraq, i cittadini sono chiamati alle urne per rinnovare il Parlamento per un mandato di quattro anni.…
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L’Iraq torna alle urne tra disillusione e fragilità democratica. L’affluenza crolla rispetto al 2005, segno di una fiducia ormai esaurita. Le divisioni tra sciiti e il sistema delle quote etniche rendono incerto il futuro politico del Paese
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Le elezioni parlamentari in Iraq si svolgono in un clima di forte concorrenza tra gruppi etnici e religiosi. L’affluenza prevista è bassa, soprattutto a causa del boicottaggio della Corrente di Muqtada Sadr, leader sciita con forte influenza sociale e religiosa, anche tra chi non partecipa ufficialmente al voto. L’attuale primo ministro, Mohamed Shahi, punta a consolidare il proprio ruolo attirando alleanze tra le principali forze sciite.
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In Iraq i cittadini si sono recati alle urne per esprimere il loro voto in occasione delle elezioni parlamentari. Il Paese ha iniziato a votare per i suoi politici nel 2005 dopo la caduta del regime di Saddam Hussein e le sue votazioni sono sempre più caratterizzate da una bassa partecipazione e un alto tasso di astensionismo
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Iraq al voto, per eleggere 329 membri del Parlamento, con un mandato di 4 anni. In prospettiva, si avvia l'iter per la nomina di un nuovo presidente e di un nuovo premier; incarico soprattutto di rappresentanza il primo, riservato a un curdo, e il secondo tradizionalmente affidato a uno sciita. Gli elettori dovranno scegliere tra oltre 7.700 candidati, quasi un terzo dei quali sono donne. Quota rosa 25%; nove dei seggi riservati alle minoranze
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Sono ufficialmente aperti dalle 7 del mattino locali, le 5 in Italia, i seggi per le elezioni legislative in Iraq. Il voto servirà a eleggere i 329 membri del Parlamento, che resteranno in carica per i prossimi quattro anni. Dall’esito di questa consultazione dipenderà anche la successiva formazione del governo e la nomina del nuovo presidente della Repubblica, una figura perlopiù cerimoniale riservata, secondo la tradizione politica irachena, a un rappresentante curdo
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Città del Vaticano «Queste elezioni sono le più importanti per l’Iraq dal 2003»: lo ha detto la scorsa settimana il primo ministro, Mohammed Shia al Sudani, durante un evento elettorale in vista del voto con cui domani l’Iraq sceglierà il nuovo parlamento, i cui 329 rappresentanti saranno chiamati a scegliere il capo dello Stato e a nominare il primo ministro. Un sistema elettorale rinnovato In effetti, queste elezioni sono rilevanti anzitutto dal punto di vista istituzionale: l’Iraq va al voto con un sistema…
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