La vicenda si inserisce in un quadro industriale in rapida trasformazione: nel dicembre 2025 le pagine viste dei primi venti editori italiani sono calate del 14% su base annua, mentre gli utenti italiani di applicazioni di intelligenza artificiale sono cresciuti del 76%, per una media di 13,7 milioni. I lettori trovano risposte direttamente nei chatbot senza passare dai siti delle testate. Ne parliamo con Antonino Caffo, giornalista esperto di tecnologia che con Wired Italia ha…
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Altre notizie:
Wired Italia chiude. Quando una testata giornalistica chiude è sempre una notizia molto negativa, non lo è solo perché ha conseguenze dirette su chi vi lavora, ma lo è anche perché una voce in meno nel panorama mediatico è una voce in meno alla pluralità delle idee, è una fonte in meno all’accesso all’informazione, è un faro che si spegne. Il problema di Wired Italia non è un problema di prodotto, il prodotto è formidabile, il prodotto è conosciuto, i lettori sono affezionati, uscire su Wired da autorevolezza…
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/ --: La chiusura di Wired Italia, annunciata l’altroieri, ha generato reazioni emotive e letture nostalgiche. È comprensibile: parliamo di una testata che dal 2009 ha rappresentato un punto di riferimento per tecnologia e innovazione. Tuttavia, fermarsi alla dimensione simbolica significa perdere il quadro più ampio. Non siamo davanti a una crisi improvvisa, ma a un processo fisiologico di trasformazione del mercato dell’informazione.
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Condé Nast chiude Wired Italia. A comunicarlo è stato direttamente il ceo del gruppo Roger Lynch in una nota. Uno smacco non solo per la notizia in sé, ma anche perché avvenuto in una data simbolo per l’attività giornalistica: il 16 aprile, giorno di sciopero dei giornalisti italiani per il rinnovo di un contratto che non viene aggiornato da 10 anni. La senatrice M5S Barbara Floridia, presidente della commissione di vigilanza Rai ha sottolineato che «la chiusura di Wired Italia è…
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La rivista non era redditizia e secondo il Ceo Roger Lynch "limita la nostra capacità di investire nelle idee e nelle aree che guideranno la crescita futura" Chiude Wired Italia. Il Ceo di Condé Nast Roger Lynch ha annunciato proprio nel giorno dello sciopero dei giornalisti, giovedì 16 aprile, che la rivista di tecnologia, cultura digitale e innovazioni nata nel 2009 non sarà più pubblicata. Così come Glamour e Self.
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Addio a Wired Italia. La rivista di tecnologia, scienza, cultura e innovazione si prepara a chiudere dopo l’annuncio dell’editore Condé Nast. Uscita nel Paese per la prima volta a marzo 2009, la pubblicazione non produce più i guadagni di un tempo e per questo smetterà la sua attività. La notizia è stata diffusa in una nota dell’amministratore delegato dell’azienda editoriale americana Roger Lynch.
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Condé Nast chiude WIRED Italia, Citynews licenzia 21 giornalisti. Se l’informazione oggi passa in larga parte dal web, come certificano i dati Agcom, allora diventa inevitabile aprire una riflessione seria anche sul piano delle politiche pubbliche. L’editore Condé Nast ha annunciato la chiusura di WIRED Italia. La decisione è stata annunciata ieri emerge dal CEO Roger Lynch, in cui il gruppo editoriale annuncia una serie di interventi sul proprio portafoglio globale per sostenere la crescita e riallocare risorse verso attività più redditizie.
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La notizia è arrivata il 16 aprile 2026, in una giornata già carica di tensione per il mondo dell’informazione: mentre i giornalisti italiani incrociavano le braccia per il rinnovo del contratto nazionale, Condé Nast ha annunciato la chiusura delle attività editoriali di Wired Italia. La decisione è contenuta in un memo firmato dal CEO Roger Lynch, intitolato “Brand and Technology Updates”, nel quale il gruppo editoriale americano delinea una riorganizzazione globale del proprio portafoglio di testate.
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Le parole ferali del CEO proprio nel giorno dello sciopero dei giornalisti italiani: «Sebbene Wired rimanga un marchio globale forte, l'edizione italiana non ha tenuto il passo con la crescita negli altri mercati, tra cui Stati Uniti, Regno Unito, Medio Oriente, Giappone e Messico». E sul fronte occupazionale l'editore statunitense ammette: «In risposta al rapido progresso dell'intelligenza artificiale ...
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