Il Centro di permanenza per i rimpatri di Restinco ha un muro di cinta color giallo malconcio. È in aperta campagna, tra Brindisi e San Vito dei Normanni, monitorato da telecamere di sorveglianza e forze armate. Pino Perlangeli esce dal cancello e viene verso il piazzale scuotendo la testa: «No, non è quello che pensavo di trovare lì dentro, è peggio», dice stringendo le labbra. Perlangeli è un medico.
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Dalla somministrazione “massiccia” di psicofarmaci ai tentativi di suicidio “minimizzati dagli enti gestori, in gran parte privati, come mere simulazioni”, alle tracce e segni di autolesionismo riscontrati tra i migranti reclusi. E ancora, spaesamento e incertezza dovuta all’assenza di diritti, compreso quello alla salute, con patologie gravi non trattate e forte disagio…
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Dossier del Tavolo Asilo e Immigrazione su ispezione negli otto Centri di permanenza e rimpatrio 500 vite rinchiuse nei CPR tra psicofarmaci e violazione dei diritti Il CPR di Gradisca «Luoghi di vera a propria “detenzione” in cui le persone sono “detenute” senza aver commesso alcun reato e con l’unico scopo – per lo più irrealizzabile, di fatto e di diritto, e irrealizzato – di essere rimpatriate, mentre non vedono garantiti i diritti previsti per i detenuti nelle carceri italiane».
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Fotogramma Fino a un anno e mezzo di detenzione senza avere commesso nessun reato, ma solo un’irregolarità amministrativa. Somministrazione massiccia e sistematica di psicofarmaci. Impossibilità di fatto per i “trattenuti” di far valere i propri diritti, dalla difesa alla salute. Sono solo le principali criticità dei Cpr, i Centri di permanenza per il rimpatrio per immigrati. Assimilabili a carceri, ma che paradossalmente garantiscono meno diritti delle carceri vere e proprie.
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«Chiediamo alla procura il sequestro del Centro di permanenza per i rimpatri di Milano, i fatti di questi mesi dicono che neanche un Cpr sotto indagine e commissariato può diventare umano». Riccardo Tromba è il presidente dell’associazione Naga, associazione che da anni si occupa di immigrazione e delle condizioni di detenzione della struttura di via Corelli. È proprio a seguito delle denunce fatte dal Naga che a dicembre 2023 i pm hanno aperto un’inchiesta sul centro milanese che ha portato al…
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Tra i dannati dei Centri di permanenza per i rimpatri (Cpr) c’è un uomo che mangia le sue feci e beve le sue urine. Ha un disturbo psichiatrico pesante. Nonostante ciò, un medico in Lombardia lo ha giudicato idoneo al trattenimento. Così dal carcere in cui aveva scontato una condanna per furto è finito nel Cpr di Macomer, dove lo hanno visitato la deputata Avs Francesca Ghirra e le associazioni Naga e Mai più Cpr.
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A quattro mesi dal commissariamento e dal sequestro avvenuto il 21 dicembre scorso, il Centro di permanenza per il rimpatrio di via Corelli a Milano torna nel mirino del Naga e degli attivisti per i diritti umani, in relazione ad alcuni presunti atti di violenza, soprusi e omissioni di soccorso. L’esposto del Naga Martedì, infatti, “l’avvocato Eugenio Losco del Foro di Milano ha depositato per conto del Naga formale esposto alla Procura della Repubblica di Milano…
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Gli episodi di violenza nel Cpr (Centro di permanenza per il rimpatrio) di via Corelli a Milano sono continuati anche dopo l'inchiesta della Procura che aveva portato al commissariamento della... Leggi tutta la notizia
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Gli episodi di violenza nel Cpr (Centro di permanenza per il rimpatrio) di via Corelli a Milano sono continuati anche dopo l’inchiesta della Procura che aveva portato al commissariamento della struttura, gestita dalla società La Martinina. Per questo, il Naga, associazione che difende i migranti e garantisce l'assistenza sanitaria anche ai…
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Circa 500 persone “trattenute”, in otto centri gestiti da privati. Centri che sono un inferno. E’ quanto emerso dal dossier presentato oggi dal Tavolo Asilo e Immigrazione dopo le visite nei Cpr italiani di parlamentari che fanno capo ai partiti di opposizione, Pd, Movimento 5Stelle, Verdi e Sinistra Italiana, +Europa, e dei consiglieri regionali degli stessi gruppi. La visita…
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Detenuti, senza aver commesso nessun reato, in condizioni spesso disumane e in attesa di un rimpatrio che nella maggior parte dei casi non avviene.È questa la drammatica situazione in cui si trovano i circa 500 migranti attualmente ospiti degli otto Cpr attivi in Italia dove il periodo di detenzione è stato portato da 3 a 18 mesi. Avrebbero dovuto essere molti di più i centri per il rimpatrio che il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi…
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Gli episodi nel centro di permanenza per il rimpatrio, commissariato da dicembre, sarebbero avvenuti tra il 10 e il 18 febbraio scorso, raccontano Riccardo Tromba, presidente del Naga, e Nicola Cocco medico della rete “Mai più Lager”
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“Lo sai che qui ci trattano come animali? Neanche un nome abbiamo più. Siamo un numero”. Mehdi è mani che si aggrappano a una griglia, occhi neri che superano le grate, un urlo che vuole essere di rabbia, ma sa solo di disperazione. Ed è un ragazzino. Ha 23 anni, ma sembra più piccolo, il suo italiano – quasi perfetto – sa di Nord Italia. Arrivato da minorenne è inciampato, ha commesso un reato, …
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– In un momento in cui il dibattito sulla politica migratoria in Italia continua a infiammare le coscienze e dividere le opinioni, una delegazione della Cgil di Potenza ha recentemente espresso un forte monito contro ciò che definiscono una politica che calpesta i diritti umani fondamentali. La visita al centro di Palazzo San Gervasio ha rivelato una realtà inaccettabile: i Centri di Permanenza per il Rimpatrio (Cpr) non solo falliscono nel garantire il diritto d’asilo, ma spesso…
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«Questa mattina ho effettuato una visita al Cpr di Bari-Palese. Come ci si poteva aspettare dopo le indegne novità introdotte dal governo Meloni con il decreto «Cutro», le condizioni di vita in questi luoghi sono tristemente analoghe a quelle di veri e propri centri di detenzione e la situazione a Bari non è diversa da quella esistente in altre zone d’Italia. E questo nonostante il grande lavoro degli operatori, impegnati al massimo delle loro capacità e possibilità, delle forze dell’ordine, e…
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“I Cpr non possono essere definiti modelli, non sono centri di accoglienza perché l’accoglienza è altra cosa. Sono vere e proprie prigioni e questa mattina ne abbiamo preso atto, vedendone con i nostri occhi. E’ stato scioccante, forse bisogna che tutti entrino in un Centro di Rimpatrio per rendersi conto che è una barbarie”. Sabrina del Pozzo, delegata Cgil, è stata in visita al Cpr di Palazzo San Gervasio, a Potenza, con una delegazione…
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"Oggi ci è stato impedito l'ingresso al Centro governativo di permanenza e rimpatrio (Cpr) di Brindisi. Avevamo comunicato tutto in tempo utile ed abbiamo chiesto le autorizzazioni per verificare il rispetto dei diritti umani e civili delle persone che sono trattenute lì per il loro stato di persone irregolari dal punto di vista del permesso di soggiorno e che devono essere espulsi. Ci è arrivata la notizia…
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"Oggi ci è stato impedito l'ingresso al Centro governativo di permanenza e rimpatrio (Cpr) di Brindisi. Avevamo comunicato tutto in tempo utile ed abbiamo chiesto le autorizzazioni per verificare il rispetto dei diritti umani e civili delle persone che sono trattenute lì per il loro stato di persone irregolari dal punto di vista del permesso di soggiorno e che devono essere espulsi. Ci è arrivata la…
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Il Cpr di via Corelli a Milano chiuderà. Lo ha fatto sapere il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi rispondendo al Question Time in Senato. Il centro verrà chiuso per qualche mese, per un breve periodo, al fine di migliorare la struttura e aumentarne la capienza. “Faremo di tutto perché non riapra e perché quella chiusura sia definitiva”, ha commentato il capogruppo del Partito democratico in Regione Lombardia Pierfrancesco Majorino che suggerisce di utilizzare la struttura per dare un tetto a chi abita per strada.
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Il 6 Aprile 2024 circa 5.000 persone hanno marciato per le strade di Milano fino a qualche centinaio di metri dal CPR di via Corelli, dove le camionette della polizia hanno bloccato il passaggio. Alla testa del corteo lo striscione di apertura con la principale rivendicazione della mobilitazione: «No Cpr, no lager di Stato, né a Milano né altrove, né in Libia né in Albania». PH: Sofia Pari «È sempre una bella giornata quella in cui la città si ribella e si mobilita a questa vergogna che già da 4 anni…
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Sono entrato e ho visto subito che ero ad Alcatraz. Dividono le persone in buoni e cattivi, i cattivi vanno al blocco B e soprattutto al blocco C. Quando arrivano le visite, fanno visitare solo il blocco A. I blocchi B e C sono dimenticati da tutti. Nel blocco C non entra quasi il sole C’erano almeno cinquemila persone alla manifestazione di Milano, il 6 aprile, per chiedere la chiusura dei Cpr, i centri di permanenza e rimpatrio.
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