Terre rare, energia, tecnologie strategiche e infrastrutture digitali sono al centro di una competizione sempre più aspra. La globalizzazione non è scomparsa, ma ha cambiato natura: da spazio di interdipendenza economica si è trasformata in campo di confronto competitivo, segnato da logiche di sicurezza, controllo, acquisizione. Nelle ceneri dell’ordine liberale globale nato dopo il 1989, sta riemergendo una politica di potenza che si pensava consegnata al passato.
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Una delle verità più lapalissiane che si sentono nei discorsi politici, nelle conferenze o, oserei dire, in alcuni articoli è che viviamo in un’“epoca di incertezza”. Ciò è vero sempre, perché nessuno può sapere che cosa ci riserva il futuro. Mentre si preparano a partire alla volta di Davos nelle Alpi svizzere, per il World Economic Forum annuale che inizia lunedì, i tremila uomini d’affari, policymaker, rappresentanti dei media e leader politici devono – ahimé – sentir ripetere…
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Il rapporto tra concentrazione della ricchezza e libertà rappresenta uno degli snodi cruciali del nostro tempo. Un recente fatto di cronaca internazionale ha riportato alla luce questa correlazione, già analizzata dalla letteratura distopica del Novecento, che oggi si manifesta attraverso il controllo delle tecnologie informatiche. Un fatto di cronaca che risveglia antiche profezie Questo fatto di cronaca ha stupito persino Cassandra, che alle cose strane ed alle guerre c’è abituata…
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Se guardiamo alla storia recente dell’economia, raramente abbiamo assistito a una concentrazione di potere finanziario e tecnologico paragonabile a quella attuale. La narrazione dell’innovazione, spesso dipinta come un terreno fertile per startup agili e dirompenti, si scontra oggi con una realtà ben diversa: un oligopolio digitale consolidato, capace di influenzare non solo i mercati, ma le dinamiche geopolitiche globali.
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