Ritrovarsi a Trieste, prendere un aereo e volare a Sarajevo per sparare a donne e bambini, pagando le milizie serbe appostate sulle colline. Come un incubo orribile, dopo 30 anni, riemerge la storia dei “cecchini turisti”, fra cui “molti italiani”, che durante la guerra nell’ex Jugoslavia partivano per la loro caccia disumana. Vecchi ricordi e voci in queste ore si rincorrono: a riaprire il vaso di Pandora è stato un esposto presentato alla procura di Milano dallo…
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Approfondimenti:
Un tariffario dell'orrore per sparare a vecchi e bambini. E ai soldati. A Sarajevo martoriata dalla guerra: turisti dell'orrore, dove spunta anche uomo di Torino. È quanto stanno scoprendo a Milano, dove la Procura ha aperto un’indagine su presunti “cecchini del weekend” che, tra il 1992 e il 1996, avrebbero pagato per sparare su civili durante l’assedio di Sarajevo. Un’ipotesi che fa tremare i polsi e che, se confermata, disegnerebbe un tariffario dell’orrore in cui…
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Se ne parlava già in articoli di 30 anni fa sulle "vacanze in Bosnia per fare la guerra". Si sono aggiunti negli anni testimonianze e documentari e uno scrittore, forte di un dialogo con una "fonte", ha deciso di raccogliere quel materiale e presentare un esposto. La procura di Milano iniziare ad indagare Così la Procura di Milano -come riferisce l'agenzia di stampa Ansa - dovrà iniziare a indagare sui cosiddetti "cecchini del weekend", persone che pagavano per…
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Li chiamano i cecchini del week end o turisti della guerra. Sono persone facoltose (imprenditori e professionisti) che durante l’assedio di Sarajevo tra il 1992 e il 1996 hanno pagato cifre altissime per andare sulle colline della città bosniaca a sparare sui civili. In quegli anni, ai cosiddetti "affari dell'orrore", avrebbero partecipato centinaia di persone, tra loro decine di italiani di cui 5 già identificati.
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Anche se il fascicolo a carico di ignoti è recente, e non ha ancora portato a concreti atti istruttori, la storia non è del tutto nuova. Di persone sospette per l’abbigliamento, le armi che portavano, la mancata conoscenza del terreno e le guide che si portavano appresso, parlava per esempio già una deposizione resa nel 2007 al Tribunale internazionale dell’Aia da un ex pompiere statunitense recatosi come volontario nella città assediata.
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L’inchiesta della Procura di Milano sulla presenza di italiani tra i presunti «cecchini turistici» che durante l’assedio di Sarajevo (1992-1996) avrebbero pagato per appostarsi attorno alla città con l’Armata popolare jugoslava e delle forze serbo-bosniache della Repubblica serba di Bosnia ed Erzegovina (Repubblica Srpska) e sparare sui civili ha riacceso l’attenzione su un Paese dove la memoria collettiva di quanto accaduto 30 anni fa non è ancora stata pacificata.
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L’inchiesta della Procura di Milano sulla presenza di italiani tra i presunti «cecchini turistici» che durante l’assedio di Sarajevo (1992-1996) avrebbero pagato per appostarsi attorno alla città con l’Armata popolare jugoslava e delle forze serbo-bosniache della Repubblica serba di Bosnia ed Erzegovina (Repubblica Srpska) e sparare sui civili ha riacceso l’attenzione su un Paese dove la memoria collettiva di quanto accaduto 30 anni fa non è ancora stata pacificata.
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Si dice “disponibile a testimoniare”. Ed è più che probabile che la procura la convochi presto per chiederle tutto quello che sa sui cecchini del weekend nella città che ha governato fino all’anno scorso, quando era sotto assedio tra il 1992 e il 1996. Lei, la ex sindaca di Sarajevo, Benjamina Kari?, dalla sua posizione potrebbe difatti aver ricevuto informazioni importanti per il pm Alessandro Gobbis, che ha aperto un fascicolo per omicidio aggravato sui cittadini italiani…
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Ricco, influente nella comunità, cacciatore e psicopatico. E' l'identikit del triestino che avrebbe preso parte ad uno dei cosiddetti "safari di Sarajevo" dal titolo del docufilm di Miran Zupanic del 2022, una caccia all'uomo sui civili nella parte libera della città assediata, sparando dalle postazioni dell’esercito della Repubblica Srpska. La descrizione è contenuta nell'esposto dello scrittore Ezio Gavazzeni che ha portato all'apertura, da parte della Procura di Milano, di un'inchiesta…
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Li hanno definiti i “cecchini del week end”. Ossia, persone facoltose che, tra il 1993 e il 1995 «pagavano per sparare per divertimento contro i cittadini di Sarajevo, durante la guerra in Jugoslavia». Su questi fatti, che il giornalista scrittore Ezio Gavazzeni ha denunciato in un esposto, ha puntato i fari la procura di Milano che indaga (a carico di ignoti) per omicidio volontario aggravato dalla crudeltà e dai motivi abbietti.
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Ufficiali del Sismi a Sarajevo – l’ex servizio segreto italiano per le informazioni e la sicurezza militare – erano in possesso delle “informazioni” relative a “gruppi turistici di cecchini/cacciatori che stavano partendo da Trieste” per andare a sparare su donne e bambini nella capitale della Bosnia-Erzegovina assediata nel 1993. Lo ha raccontato un agente dei servizi bosniaci a Ezio Gavazzeni, lo scrittore che, con gli avvocati Nicola Brigida e Guido Salvini (ex gip di Milano oggi in…
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Sarajevo durante l'assedio (1992-'96): un soldato risponde a un cecchino tra la gente terrorizzata L’allora Sismi, ex servizio segreto italiano per le informazioni e la sicurezza militare, avrebbe scoperto poco più di 30 anni fa che quei viaggi turistici dell’orrore dei cosiddetti “cecchini del weekend”, anche italiani, che pagavano per andare ad uccidere anche donne e bambini nella Sarajevo assediata dai serbo-bosniaci, partivano da Trieste e sarebbero…
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