Roma, 5 giu. – Prima dei social, c’era Berlusconi. Prima dei post, delle dirette e dei follower, c’era un leader politico che parlava continuamente con il Paese attraverso i giornalisti. Li cercava, li sfuggiva, li usava come cassa di risonanza, li trasformava in un termometro permanente del consenso. Per dieci anni una ventina di cronisti lo hanno inseguito ovunque: sotto casa, negli aeroporti, nei corridoi dei vertici internazionali, nei salotti del potere e persino nelle sue vacanze…
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Approfondimenti:
C’è l’inizio di Berlusconi, c’è la fine di Berlusconi, c’è la madre di Berlusconi, la moglie di Berlusconi, ci sono i figli di Berlusconi, gli amici di Berlusconi, i suoi alleati e i suoi avversari politici. E poi ci sono i giornalisti che hanno seguito e inseguito Berlusconi, in Italia, in Europa, nel mondo. Ragazzi di strada che hanno vissuto more uxorio con Berlusconi, accompagnandolo di giorno e di notte, nelle sue vicende pubbliche e nelle sue peripezie private.
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Da Roma Non esiste altro leader politico occidentale che abbia parlato così tanto tempo su un marciapiede, abbassando il finestrino della sua auto nel traffico, mentre faceva shopping o nel parcheggio di uno stadio, entrando e uscendo da un ascensore o tra le porte girevoli di un albergo a cinque stelle. Che fossero i vicoli di Roma, le vie di Bruxelles, gli incroci di Washington o una dacia vicino San Pietroburgo, Silvio Berlusconi non si fermava mai.
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Tra le centinaia di tomi su Silvio Berlusconi mancava quello dedicato al suo circo mediatico. Il motivo si intuisce: l’argomento è scomodo. Crea imbarazzo tra gli addetti ai lavori. Obbliga l’informazione a riflettere sui propri demoni. A fare un briciolo di autocoscienza. Richiede onestà intellettuale e la capacità di ammettere che, nella narrazione di quegli anni, qualcosa è andato storto. La l…
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Pubblichiamo di seguito degli estratti del libro di Marco Galluzzo, Berlusconi confidential – Biografia non autorizzata di dieci anni al potere (Rubettino) in libreria dal 5 giugno 2026 Venti giornalisti e una preda. Ma il valore della preda era così alto che le tecniche della caccia dovevano essere fantasiose, tanto da apparire a tratti incredibili. Alla preda non veniva risparmiato nulla, in termini di ingegno e cattiveria.
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