Q uesto articolo è per le ragazze degli anni ’90 che adoravano il leader dei Nirvana. Bellissimo eroe tragico della musica grunge che scalò le classifiche mondiali e conquistò i nostri cuori. Fino a quel giorno di aprile del 1994 in cui, prima di togliersi la vita, scrisse: «È meglio bruciare subito che spegnersi lentamente» Trent’anni. Tanto ci ho messo a scoprire che la frase cult «È meglio bruciare subito che spegnersi lentamente», scelta da Kurt Cobain per chiudere la sua lettera-testamento prima di suicidarsi il 5 aprile 1994 a Seattle, è…
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Aprile 1994 Non si può morire a ventisette anni. Ma per Kurt Cobain, leader dei Nirvana, l’età non faceva certamente differenza: «Non mi interessa sapere quanti anni ho, se la vita che faccio non mi piace» , aveva dichiarato ai giornali inglesi poche settimane fa, durante il tour europeo. Ed è curioso pensare che per un giovane di ventisette anni, diventato una delle più grandi stelle del rock in breve tempo, la vita non fosse quella che lui voleva.
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Trent’anni è un lasso di tempo sufficiente per fare i conti con la storia. Uno spazio temporale entro cui possono incontrarsi almeno tre generazioni di essere umani e piangere simultaneamente. Il 5 aprile del 1994 si perdono le tracce di Kurt Cobain, il leader dei Nirvana, l’alfiere – e forse anche boia – del grunge. Il suo corpo verrà ritrovato soltanto tre giorni dopo, rendendo incerta anche la data di una morte autoinflitta e già sfiorata in quel di Roma poco…
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Una morte che ha cambiato la storia della musica mondiale, creando una profonda frattura tra il prima e il dopo. Kurt Cobain aveva soltanto 27 anni il 5 aprile 1994, trent’anni fa, quando iniettò nel suo sangue una dose altissima di eroina, pari a 1,52 milligrammi/litro, a cui aggiunse anche del Valium. Poi il frontman dei Nirvana, dopo aver scritto una lettera dedicata a Boddah, il suo amico immaginario, si autoinflisse un colpo di fucile alla testa.
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