Un giorno arrivai a casa di Jafar Panahi. Mi fece sedere sul divano e, di fronte a me, c’era un grande manifesto: quello di Ladri di biciclette di Vittorio De Sica. «Avevo fatto una tesi su di lui alla scuola di cinema di Teheran», mi disse. E Jafar Panahi mi raccontò una storia: «Vedi quel professore che mi promosse a pieni voti per la mia tesi? Fu lo stesso professore che, anni dopo, censurò uno dei miei film e ne impedì l’uscita nei cinema iraniani.
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