Nel Pd si allarga la frattura tra pro Pal e riformisti. Lo stop al Ddl antisemitismo, provvedimento che porta in calce la prima firma dell'ex capogruppo Graziano Delrio, viene vissuto come il salto del Rubicone. Il passo finale, che spinge ufficialmente il partito di Elly Schlein tra le braccia di Francesca Albanese e dei movimenti radicali. Graziano Delrio non è un peones, è stato a lungo il numero due del partito ai tempi di Matteo Renzi
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ROMA – Il vertici del Pd prendono le distanze. Scrittori e studiosi firmano un appello in cui definiscono «inaccettabili e pericolosi» tutti i testi sul contrasto all’antisemitismo depositati in Parlamento. Ma il senatore Graziano Delrio va avanti determinato: «Non ritiro il mio disegno di legge». Ad aver creato frizioni, dentro e fuori il partito, è la proposta presentata dall’esponente dem e f…
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L'iniziativa. Il messaggio di studiosi e scrittori, tra cui Foa, Lerner e Ginzburg: “Criticare Israele non è antisemitismo, ma è libertà” La frattura aperta nel Pd con il ddl Delrio non è un caso isolato né un incidente di percorso. È il riflesso italiano di un dibattito più ampio che riguarda la libertà di parola, la critica politica a Israele e il rischio di trasformare l’accusa di antisemitismo in un dispositivo repressivo.
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E quindi se passa la proposta Delrio, chiunque critichi Israele sarà tacciato di antisemitismo. Mica male come bufala. Ricapitoliamo. La proposta Delrio si limita a sollecitare misure di prevenzione nei confronti dell'antisemitismo, in particolare nel mondo della comunicazione e dell'istruzione. Punto. La proposta Delrio, quindi, non definisce assolutamente cosa sia l'antisemitismo né, tantomeno, equipara la critica a Netanyahu e al suo governo ad antisemitismo.
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