ROMA Se entro tre settimane non riaprirà lo Stretto di Hormuz, negli aeroporti italiani e del resto d’Europa cominceranno le prime riduzioni dei voli a causa della carenza del carburante. E le incognite si protrarranno per tutta l’estate, mettendo a rischio non solo le vacanze - dalle quali comunque dipende un settore economico importante come quello del turismo - ma anche altri comparti, a partire dal commercio.
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Un conto alla rovescia silenzioso incombe sugli aeroporti europei: tra tre settimane potrebbe non esserci più carburante per i voli di linea. L’allarme è stato lanciato dal Financial Times che ha visionato una lettera di Aci Europe, che rappresenta gli aeroporti dell’Ue, al commissario europeo ai trasporti, Apostolos Tzitzikostas. Se lo stretto di Hormuz non tornerà pienamente operativo nelle prossime settimane, il rischio non è solo logistico, ma sistemico, con effetti a catena su voli, turismo ed economia…
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La crisi energetica del 1973 rappresenta uno spartiacque nella storia economica mondiale. Tutto ebbe origine con la decisione dei Paesi arabi esportatori di petrolio di ridurre la produzione e aumentare i prezzi, in risposta al conflitto mediorientale noto come guerra del Kippur. Il risultato fu un improvviso shock energetico che colpì duramente le economie occidentali, fortemente dipendenti dal petrolio.
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