La morte dei quattro braccianti ad Amendolara non rappresenta un episodio isolato, ma l’emersione più brutale di una realtà che da anni attraversa le campagne calabresi. Dietro la tragedia si nasconde un sistema di sfruttamento strutturato che, secondo le stime degli studiosi, coinvolge tra gli 11mila e i 12mila lavoratori impiegati in condizioni di irregolarità nel settore…
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Altre informazioni:
Si avvarranno della facoltà di non rispondere davanti al giudice, con tutta probabilità, i 2 caporali pachistani accusati dell'omicidio dei 4 braccianti nella stazione di servizio di Amendolara, in provincia di Cosenza. Bruciati vivi in auto dopo averli intrappolati, come dimostra il video di una telecamera di sorveglianza della pompa di benzina. Il filmato è stato mostrato ai due caporali dopo il fermo, in presenza degli avvocati.
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"Non ci deve essere alcuno spazio per chi sfrutta i lavoratori, che non è un imprenditore, è un bandito. E su questo, ovviamente, in ogni modo le nostre forze dell'ordine, la nostra magistratura e in termini legali, noi stessi siamo impegnati, avendo aumentato le sanzioni per chi compie atti di questa natura. Quello che è successo" in Calabria "è drammatico, imperdonabile e ovviamente abbiamo sollecitato, per quanto ce ne possa essere bisogno, le forze dell'ordine…
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“Chiediamo un’informativa urgente ai ministri degli Interni, dell’Agricoltura e del Lavoro sulla barbara uccisione di 4 braccianti ad Amendolara, in Calabria, bruciati vivi da due caporali della zona solo per aver chiesto di essere di pagati. Una paga per giunta da fame, 5 euro l’ora: e poi dicono che non serve il salario minimo. Vogliamo sapere dal Governo come intende affrontare, una volta per tutte, una questione che nel nostro Paese coinvolge 230mila persone.
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Quelle arrivate da Cosenza sono "immagini drammatiche e devastanti: speriamo venga fatta luce al più presto e che i responsabili paghino per aver ucciso quattro braccianti. Serve che ciascuno faccia la propria parte per contrastare la piaga del caporalato e dello sfruttamento". Lo ha detto la segretaria del Pd, Elly Schlein durante una conferenza stampa al Nazareno.
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Amendolara, dalle telecamere di sorveglianza il fermo di due sospettati 3 giugno 2026 Svolta decisiva nelle indagini sulla strage di Amendolara, in provincia di Cosenza, dove quattro braccianti di nazionalità pakistana sono morti carbonizzati all'interno di un minivan. Le autorità hanno infatti proceduto al fermo di due persone con l’accusa di omicidio plurimo, ritenendole i diretti responsabili dell’eccidio consumatosi presso una stazione di servizio situata lungo la strada statale 106
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Il punto è che la “mafia del caporalato” non potrebbe esistere se non ci fossero i “padroni italiani” che si avvalgono di quelle braccia schiavizzate Questo articolo è gratis. Per leggerne altri, ricevere le newsletter e avere libero accesso ai contenuti scelti dalla redazione Registrati È “mafia” certamente quella che fa da cornice alla strage di Amendolara, ma chiamarla “mafia del caporalato” può essere depistante e riduttivo.
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Erano transitati dalla Sardegna, prima di arrivare in Calabria, i quattro braccianti uccisi bruciati vivi ad Amendolara lunedì scorso. Le vittime sono un pachistano Waseem Khan, di 29 anni, e gli afghani pashtun Amin Fazal Khogjani (28), Ullah Ismat Qiemi (19) e Safi Iayjad (27). Alla loro identificazione, visto lo stato dei corpi, gli investigatori sono giunti grazie ai documenti trovati nell'appartamento in cui vivevano a Villapiana insieme ad altri migranti, tra i quali…
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Si chiamavano Amin Fazal Khogjani, Ullah Ismat Qiemi, Safi Iayjad e Waseem Khan. Avevano tra i 19 e i 29 anni. Erano venuti in Italia per lavorare, per mandare qualcosa a casa, per costruirsi una vita. Il 1° giugno 2026 sono morti bruciati vivi dentro un minivan, in una stazione di servizio ad Amendolara, nel cosentino. A ucciderli sono stati due uomini che conoscevano bene: i caporali che li gestivano, Safeer Ahmed e Ali Raza.
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Emergono dettagli sempre più drammatici sulla morte dei quattro braccianti rimasti intrappolati in un’auto data alle fiamme ad Amendolara, in provincia di Cosenza. A raccontare gli ultimi istanti prima della tragedia è l’unico sopravvissuto, un cittadino afghano riuscito a salvarsi rompendo un finestrino e fuggendo dal veicolo ormai avvolto dalle fiamme. Con le braccia ustionate e ancora sotto shock, l’uomo ha ricostruito una sequenza agghiacciante.
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L’Italia degli schiavi: si vive e si muore per tre euro l’ora. Che alla fine, però, non arrivano mai
Si vive e si muore per tre euro l’ora, nell’Italia degli schiavi. Si campa a botte e umiliazioni: «Se non ci svegliavamo alle tre del mattino per partire per i campi ci svegliavano a calci», racconta Singh Avtar. Quattordici in una stanzetta, senza servizi igienici, costretti a lavarsi con il tubo dell’acqua fredda per l’irrigazione, minacciati di morte se soltanto avessero aperto bocca. Pagati n…
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Sui social documentava la vita nei campi: in un video riprende i braccianti ammassati in auto mentre dormono, stremati dopo il lavoro; in un altro si filma sorridente tra le coltivazioni mentre alcuni lavoratori raccolgono fragole e ortaggi. Immagini pubblicate da un caporale, poi arrestato, che gestiva il racket dei braccianti. Leggi
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«Prima il caso di caporalato nel cantiere per la costruzione del consolato statunitense a Milano e ieri la drammatica vicenda dei quattro braccianti bruciati vivi in una macchina dai loro caporali perchè chiedevano uno stipendio e alle cui famiglie vanno tutto il mio cordoglio e la mia vicinanza. Non sono episodi isolati: è un sistema consolidato che riguarda tutto il Paese, da nord a sud. Il governo Meloni che blatera di sicurezza a…
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Il più giovane di tutti, Ullah Ismat Qiemi, aveva 19 anni. Il più gande, Waseem Khan, dieci in più. Sono morti insieme, uno accanto all'altro, trasformati in torce umane perché avevano detto basta: volevano essere pagati il giusto per raccogliere le fragole nelle campagne della Basilicata. La stessa sorte è toccata ad Amin Fazal Khogjani e Safi Iayjad, che di anni ne avevano rispettivamente 28 e 27.
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L’orrore di Amendolara non è solo il fumo acre di un incendio. È il grido straziante di chi ha avuto il coraggio di dire "no" e ha pagato con la propria vita il prezzo della dignità e del coraggio. Arsi vivi. Non per una tragica fatalità, né per un guasto accidentale in un ricovero fatiscente, ma come risultato di una spietata e disumana esecuzione. La loro colpa? Aver rivendicato i propri diritti contro i caporali, aver rifiutato il giogo dello sfruttamento criminale che molti consideravano un…
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AMENDOLARA (CS) – Sono stati messi sotto protezione i due braccianti coinvolti nel contesto della strage avvenuta ad Amendolara. Uno è il superstite della vicenda, l’altro non si era recato al lavoro per motivi di salute. Come spiegato dal segretario della FLAI CGIL Giovanni Mininni ai microfoni di Radio24: “abbiamo messo sotto protezione questa persona e l’altro collega che per motivi di salute non era andato a lavorare quella…
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Due fermi per omicidio plurimo. Si è attivata la macchina delle a Giustzia dopo i fatti sconvolgenti di Amendolara. «Alì e Bat erano davanti, uno alla guida, l'altro al suo fianco. Avevamo finito il turno e ci stavano riportando a casa. Erano nervosi, parlavano tra loro fitto, quando siamo arrivati ad Amendolara sono entrati nell'area di servizio. Si sono…
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COSENZA. Uccisi in maniera atroce solo per aver rivendicato quello che dovrebbe essere un diritto per ogni lavoratore, essere pagati. Sta nelle parole dell'unico sopravvissuto alla strage dei migranti compiuta lunedì in un distributore di carburante lungo la statale 106 ad Amendolara (Cosenza), il possibile movente di un quadruplice omicidio portato a termine con modalità efferate, scioccanti, con le vittime bruciate vive.
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Di fronte ai 4 uomini bruciati vivi per aver chiesto quanto gli spettava per il proprio lavoro, si riapre la denuncia ricorrente delle condizioni di vita nelle baraccopoli per chi raccoglie fragole, pomodori o altro. Ma si scopre che l’inerzia del governo Meloni ha fatto perdere all’Italia 174 milioni di fondi europei che sarebbero serviti per superare le baraccopoli. Assassinati, peggio bruciati vivi per avere rivendicato quello un diritto elementare: essere pagato per il loro lavoro.
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Uccisi in maniera atroce solo per avere rivendicato quello che dovrebbe essere un diritto per ogni lavoratore, essere pagato per quello che si fa. Sta nelle parole dell'unico sopravvissuto alla strage dei migranti compiuta lunedì 1 giugno in un distributore di carburante lungo la statale 106 ad Amendolara (Cosenza), il possibile movente di un quadruplice omicidio portato a termine con modalità efferate, scioccanti, con le vittime…
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“Sono vivo per miracolo”. A dirlo è Taj Mohammad Alamyar, sopravvissuto alla strage dei braccianti di lunedì 1 giugno ad Amendolara, in Calabria. L’uomo, migrante afgano, è riuscito a uscire dall’auto in fiamme, dove sono morti bruciati quattro uomini, riportando delle ustioni alle braccia. L’uomo parla anche dei due caporali pakistani arrestati per omicidio, spiegando che c’era stata una lite tra loro perché i braccianti non venivano…
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Minuti per la lettura Uno spunto provocatorio di riflessione del direttore Rocco Valenti su caporali e brava gente per tutte le numerosissime anime belle che stanno intervenendo dopo l’orrore di Amendolara «I titolari di aziende agricole che impiegano lavoratori, stagionali o non stagionali, al di fuori dei contratti collettivi di qualsiasi livello in vigore o delegando la gestione dei rapporti di lavoro a intermediari che non rientrano nelle casistiche previste dalla legge, sono puniti con la pena della reclusione da 8 a 20 anni».
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Cosenza. Dov’è Cosenza? Ricorda qualcosa, ma nella mappa mentale geopolitica, esistenziale, o è soltanto un cognome, un sostantivo, un luogo, una voragine, un burrone di disperazione, di alienazione e disuguaglianza? È il simbolo, il luogo della malattia negante, frustrante di una produzione marginale e marginante che sfrutta, deprime, deruba, annichilisce l’essere umano. Le strade della Capitale e i luoghi di celebrazione per l’ottantesimo anniversario della Repubblica sono all’insegna del dì…
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«Non ci pagavano da oltre un mese e noi ci eravamo ribellati. Per questo hanno appiccato il fuoco alla macchina. Per punirci. Volevano ammazzarci tutti». Il racconto di Mohammad Taj Alamyar, l’afghano di 35 anni che è riuscito a fuggire dal minivan in fiamme, è la sintesi della sospensione dei diritti nei campi del Metapontino. Sintesi tragica, sfociata nelle immagini che mostrano un minivan divorato dalle fiamme…
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Non solo «un evento terribile da chiarire fino in fondo» ma «una ferita morale, sociale e spirituale», che interpella istituzioni, politica, Chiesa, comunità locali e mondo del lavoro. Così monsignor Francesco Savino definisce il brutale omicidio dei braccianti pakistani, bruciati vivi in un distributore di carburante lungo la statale 106 ad Amendolara, in Calabria. Per il vescovo di Cassano all’Jonio e…
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A uccidere non è stato l’asfalto della Statale 106, l’eterna assassina, l’eterna incompiuta. E non è stata la ’ndrangheta. E però di mafia si tratta. Quella dei pakistani, carnefici su migranti come loro – tre afghani e un pakistano – bruciati vivi dentro una macchina perché colpevoli d’essersi ribellati a un sistema oltre il caporalato, è sfociato nello schiavismo se, dalla fatica nei campi a raccogliere fragole per chissà quante ore al giorno, le povere vittime non ricavavano che due pasti giornalieri e uno scomodo materasso steso sul pavimento…
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Una volta morti, tornano persone. Umani, da fantasmi che erano. Le loro vite interessano quando sono finite, tanto più se la fine è così crudele. Bruciati vivi in quell’automobile sulla statale 106 c’erano quattro uomini, prima di allora esistenze invisibili a ogni presidio di legalità ma anche a ogni convivenza civile. Erano merce, proprietà dei loro sfruttatori, ammazzati perché chiedevano il minimo: essere pagati per aver lavorato.
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“Mafia, capito? Mafia”. Nella tragedia immane che si è consumata ieri ad Amendolara, in provincia di Cosenza, dove quattro braccianti agricoli pakistani sono stati bruciati vivi, la lezione morale la dà a tutti un altro bracciante, questa volta afgano. Taj Mohammad Alamyar era a bordo del minivan assieme alle vittime ed è l’unico scampato alla furia dei due “caporali” che, stando al suo racconto ai microfoni della Rai, gli hanno lanciato benzina addosso per poi tentare con un…
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La strage dei braccianti bruciati vivi in Calabria: «Basta con il silenzio sporco delle convenienze»
«Lo dico con forza: basta con il silenzio sporco delle convenienze. Basta con quella zona grigia che vede, sa e lascia fare. Basta con l’abitudine scellerata di considerare normale che uomini venuti da lontano raccolgano, lavorino, abitino, dormano, si spostino e muoiano come corpi senza storia. Basta con l’idea disumana che alcune vite valgano meno perché straniere, povere, migranti, braccianti, senza famiglia accanto, senza protezioni sociali…
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Parla ai microfoni del Tgr Rai Calabria il sopravvissuto sulla strage di Amendolara, in provincia di Cosenza, dove quattro braccianti (tre afghani e un pakistano) sono rimasti carbonizzati all'interno di un minivan in fiamme. Le autorità hanno fermato due persone di nazionalità pakistana con l'accusa di omicidio plurimo, ritenendole responsabili dell'eccidio avvenuto presso una stazione di servizio sulla statale 106
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Due cittadini pachistani sono stati sottoposti a fermo della Procura di Castrovillari per l'omicidio dei quattro braccianti, anche loro pachistani, morti carbonizzati in un'auto ad Amendolara, nel Cosentino. I due sono accusati di omicidio plurimo e pluriaggravato., Il fermo è giunto al termine di un lungo interrogatorio a cui i due sono stati sottoposti nella Questura di Cosenza dove sono stati portati nella serata di lunedì 1 giugno dopo essere stati fermati a Villapiana
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A parlare delle condizioni di vita dei quattro braccianti bruciati vivi in auto sono i coinquilini, che in un'intervista rilasciata al Corriere della Sera hanno dichiarato: "Vivevamo in 10 in un bilocale con i materassi a terra, eravamo trattati come animali". Condannate sono anche le condizioni di lavoro, per il quale non venivano pagati pur dovendo dividersi un affitto che ammontava a 500 euro al mese e che…
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FacebookXLinkedInWhatsAppEmailCopyChatGPT “A fine marzo avevo voluto richiamare l’attenzione sullo stato del mare del Golfo di Sant’Eufemia attraverso un approfondimento che raccoglieva dati, analisi e indicazioni tecniche sulle criticità ambientali che…
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