Nella versione finale, che arriverà in Consiglio dei ministri entro la fine del mese, il concordato biennale chiamato a far siglare tra fisco e autonomi accordi preventivi sul reddito da dichiarare (e quindi sulle imposte da pagare) aprirà le porte a tutte le partite Iva, senza escludere quelle considerate «inaffidabili» in base agli indici sintetici come previsto dal testo approvato in prima lettura dal Governo il 3 novembre.
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Un condono di massa che non solo brucia gettito, ma di fatto legalizza l’evasione di partite Iva e piccole imprese. Con il risultato paradossale di farla sparire, o quasi, dalle stime ufficiali. Semplicemente perché l’accordo con le Entrate renderà “congruo”, sulla carta, un reddito assai più basso di quello reale. Rischiano di essere queste le ricadute del concordato preventivo biennale, misura bandiera del governo Meloni in campo fiscale, a valle delle modifiche chieste dal Parlamento, che il viceministro Maurizio…
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Com’è ormai noto, tra le poche novità che sono emerse dalla delega di riforma fiscale (Legge n 111/2023) si evidenzia quel nuovo strumento rappresentato dal concordato preventivo biennale, figlio della volontà di modificare gli ordinari meccanismi che regolano i rapporti tra contribuente e fisco. Con il concordato preventivo biennale, in breve, l’Agenzia delle Entrate propone al contribuente una ipotesi di reddito per i successivi due anni e, se il contribuente lo considera plausibile, accetta la proposta; così facendo, le…
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