Almeno 53 persone, tra cui 14 bambini e 15 donne, sono morte in un attacco sferrato da paramilitari sudanesi delle Forze di Supporto Rapido che ha colpito un rifugio a el-Fasher, città assediata del Darfur. Il raid ha anche ferito 21 persone, tra cui cinque bambini e sette donne. L'attacco delle Rsf ha colpito l'albergo al-Arqam, che ospitava famiglie sfollate a el-Fasher, capoluogo della provincia del Darfur Settentrionale
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Città del Vaticano Proprio mentre tutti tiravano un sospiro di sollievo per il primo passo compiuto verso la tregua in Medio Oriente tra Hamas e Israele, di fronte al silenzio e all’indifferenza del mondo le forze paramilitari sudanesi bombardavano una moschea e il reparto di maternità dell’ospedale di El Fasher, capitale del Darfur settentrionale, da anni sotto assedio. Il bilancio è tragico: una dozzina di civili morti, tra cui donne e bambini, e altri 17 feriti.
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Questa settimana la Corte penale internazionale ha riconosciuto Ali Kushayb, capo miliziano sudanese, colpevole di crimini di guerra e crimini contro l’umanità commessi in Darfur nel 2005. Vent’anni dopo, la situazione non è cambiata. Anzi, nelle stesse ore in cui il presidente Trump annunciava l’accordo fra Hamas e Israele, le forze paramilitari sudanesi bombardavano una moschea e il reparto di maternità dell’ospedale di El Fasher, capitale del Darfur settentrionale.
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L'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Volker Turk, ha condannato con la massima fermezza le continue uccisioni e ferimenti di civili a El Fasher, la capitale del Darfur settentrionale. Questo fa seguito alle segnalazioni secondo cui almeno 53 civili sarebbero stati uccisi e più di 60 feriti dalle Forze di supporto rapido tra il 5 e l'8 ottobre. Informazioni preliminari provenienti dalla zona suggeriscono che il numero potrebbe essere ancora più alto.
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Bombardamenti, scorte alimentari esaurite, giornalisti presi di mira e uccisi. La popolazione di El-Fasher, capitale della regione sudanese del Darfur, è allo stremo. Ieri mattina le Forze di supporto rapido (Rsf), milizia paramilitare impegnata in una guerra civile con l’esercito dal 15 aprile 2023, hanno bombardato la città uccidendo 13 persone e ferendone almeno 19, tra cui sette bambini e una donna incinta.
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Di Emanuele Gessi Un conflitto trascurato dall’attenzione mediatica, quello che in Sudan è scoppiato il 15 aprile 2023, e che – numeri alla mano – si sta configurando come una tragedia umanitaria da 150 mila morti diretti (e 500 mila indiretti), 12 milioni di profughi e cinque zone del paese interessate dalla carestia. “Dimenticati”, il titolo dell’incontro che ieri – 3 ottobre, al cinema Apollo – ha restituito centralità alla questione, nella cornice di Internazionale a Ferrara 2025.
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