Il mondo del giornalismo e quello del sindacato, e in particolare Mirafiori, piangono la scomparsa di Paolo Griseri. Ha mosso i primi passi di una lunga carriera di giornalista scrivendo per Il Manifesto, poi come è inviato di Repubblica e della Stampa, di cui è diventato nel tempo pure vicedirettore. E’ stato strappato all’affetto dei suoi cari da un malore fulminante venerdì 25 ottobre 2024. Aveva solo 67 anni.
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Sembrava finita. Gli squatter, a quel tempo non esisteva ancora la ridicola definizione di anarco-insurrezionalisti, avevano pestato a dovere i giornalisti ed erano risaliti su per il ripido pendio di un paesino in provincia di Ivrea. Dal ristorante dove ci eravamo barricati, eravamo usciti all’aperto nel parcheggio, a contare i danni e i lividi. Ma non era finita, invece. Dall’alto, vedemmo un enorme masso lanciato giù di sotto…
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Lutto nel Giornalismo: è morto Paolo Griseri Morto Paolo Griseri, giornalista e vicedirettore a La Stampa: lutto improvviso, aveva solo 67 anni Il giornalista 67enne Paolo Griseri è morto improvvisamente a causa di un infarto: esperto di Fiat e Stellantis, era stato vicedirettore de La Stampa Paolo Griseri, storica firma del giornalismo economico piemontese e italiano, classe 1956 e in pensione da circa un anno, è morto improvvisamente a 67 anni, stroncato da un infarto.
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Appena la notizia ha iniziato a circolare, dalla politica e dalle istituzioni sono arrivati attestati di stima, affetto, cordoglio che testimoniano il segno lasciato da Paolo Griseri nel mondo che ha... Leggi tutta la notizia
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Ci sono persone che attraversano questo mondo toccate dalla grazia, dalla profondità e dalla gentilezza, persone che amano raccontare le persone, specialmente le più fragili. Paolo... Leggi tutta la notizia
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“Paolino, mi devi spiegare da dove ti tiri fuori questo dritto…”. Tra un set e l’altro, che in genere perdeva, non potevo fare a meno di chiederglielo. Perché lui, con quella bella pancetta rotonda da comménda che lo zavorrava, in campo correva poco, ma aveva un polso niente male, e quando il colpo entrava non si prendeva. E lui ridacchiava sornione, con quell’immancabile sorriso stampato sul faccione
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L’ho conosciuto poco, ma letto molto, imparando sempre qualche cosa. Torinese acquisita e forse anche poco integrata quale sono, i suoi articoli su Repubblica prima e poi su La Stampa mi hanno aiutato a capire la città, i suoi mutamenti, ma anche le sue resistenze al cambiamento. La lettura della realtà sociale proposta da Griseri era sempre lucidissima e direi fulminante. Il suo penultimo pezzo sul rider che attraversava Bologna sotto la pioggia alluvionale per evitare che l’algoritmo lo retrocedesse è un piccolo saggio di…
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Uno dei suoi ultimi articoli, solo qualche giorno fa, Paolo Griseri lo aveva dedicato alla storia del rider al lavoro durante l’alluvione in Emilia Romagna. Un dettaglio che racconta molto dell’attenzione a determinati temi che lo ha accompagnato lungo tutta la carriera da giornalista e della straordinaria umanità che era impossibile non notare anche dopo pochi minuti passati con lui. Era un conoscitore esperto delle questioni torinesi: come osservatore acutissimo si è occupato per anni di raccontare, con abilissima penna…
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Conosco Paolo Griseri da molti anni. Non riesco ancora a dire “conoscevo”, tanto sono attonito dal fatto che lui ora non c’è più. Ci siamo incontrati una decina di giorni fa, su una panchina in centro. Abbiamo parlato per oltre un’ora e mezza, mi ha intervistato per quello che sarebbe stato il suo ultimo “Bosco Dei Saggi”. Gli ho raccontato la mia vita e lui, tra una domanda e l’altra, ha condiviso stralci della sua, privata e professionale.
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Paolo Griseri è stato un giornalista serio, di alta professionalità e un uomo bonario e comprensivo. L’ho conosciuto, nella mia qualità di economista dell’Università di Torino, come grande esperto del mondo Fiat, critico anticipatore dei suoi problemi, apertamente vicino agli operai nelle loro lotte. L’ho rivisto alcune volte, da Ministro del Lavoro, in occasione di incontri pubblici. E ho avvertito una certa diffidenza nei miei confronti: mi percepiva come esponente dell’austerity, in momenti nei quali – passato il rischio della crisi…
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Vorrei ricordare tre momenti, diversi nel tempo, in cui ho avuto la fortuna di incrociare Paolo. Negli anni Ottanta, turbinosi in un modo diverso da quelli presenti, egli era uno dei punti di riferimento, nelle manifestazioni e nei cortei, a Torino, per i volenterosi e giovani strilloni de il Manifesto – ed io ero uno di quelli. Lo si incontrava prima dell’inizio, si discuteva, e poi ci si caricava di un certo numero di copie per una distribuzione entusiasta, sprovveduta e militante.
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Ci sono molti ricordi di Paolo Griseri che mi vengono in mente in queste ore, perché negli ultimi vent’anni sono state davvero tante le occasioni in cui ci siamo incontrati e confrontati. Prima come inviato di Repubblica, incaricato di seguire l’evoluzione degli ultimi decenni di storia dell’auto italiana, dalla Fiat a Stellantis; poi come vicedirettore de La Stampa, un incarico di responsabilità nella testata simbolo della sua città, che amava molto e di cui conosceva tutti i protagonisti.
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«Ciao Maurizio! Il giornale mi chiede di intervistarti sull’incidente Toyota di Bologna. La facciamo? Grazie». Mercoledì, ore 20.28. Alle 20.30 e alle 20.34 due chiamate sue senza mia risposta. Avevo silenziato il telefono che avevo messo sotto carica e non mi sono accorto delle chiamate se non qualche ora dopo. Di questi messaggi dal 2021 ad oggi ne ho a decine, ora mi rimane il rammarico di non essermi accorto dei messaggi e di non avergli parlato.
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Caro Paolo, che dispiacere questa tua partenza improvvisa, senza il tempo di un abbraccio, di un saluto! Che tristezza trovare il tuo nome fra le notizie del giorno, non come autore di un pezzo brillante, ma protagonista del cordoglio di tanti colleghi e amici. Ricordo bene la nostra ultima, intensa chiacchierata, qui nella sede del Gruppo Abele a Torino. Un dialogo sul filo dei ricordi ma anche curioso dell’oggi e teso a immaginare prospettive future.
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«Presidente possiamo parlare un attimo?». Iniziava con un messaggio a cui seguiva la telefonata. Paolo Griseri chiedeva sempre qualcosa di cui non ti aspettavi di dover parlare. Con ironia e umiltà, il suo interesse era sempre su un tema laterale, o sulla visione dall’angolo di ciò che i più affrontano in maniera lineare. La conversazione con lui non era quasi mai sui temi di giornata. Paolo sapeva raccontare, cercava connessioni e riscontri dove altri non andavano a scavare, e quasi sempre lo faceva prima dei…
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Per ragioni anagrafiche nella mia carriera ho spesso avuto modo di incontrare giornalisti e confrontarmi con loro e posso dire che con Paolo Griseri ho trascorso sempre dei momenti interessanti. Il nostro primo incontro fu dovuto ad un fatto traumatico per il mio territorio, la scomparsa di Michele Ferrero. Griseri anche in un contesto così destabilizzante non perse il piglio del giornalista economico, materia che lo affascinava e che maneggiava con grande capacità.
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È morto a 67 anni Paolo Griseri. Aveva lavorato al manifesto dal 1987 al 2000, prima da Torino seguendo i temi sociali, poi da Roma specializzandosi sul sindacato, con particolare attenzione alla Fiat. Oggi sarà possibile ricordarlo alle 18.30 alla parrocchia torinese dell’Ascensione, domani dalle 12.30 alle 18:30 la camera ardente sarà alle redazioni della Stampa e di Repubblica. Il collettivo del manifesto si stringe ai familiari, ai colleghi e a tutte le persone che gli hanno voluto bene.
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Lutto nel mondo del giornalismo: ieri, giovedì 24 ottobre, a Torini è mancato Paolo Griseri, 67 anni, editorialista, già vicedirettore de La Stampa. conoscitore dell’industria, delle dinamiche sindacali e del territorio, dagli anni Ottanta ha seguito le vicende Fiat, prima per il Manifesto poi come inviato di Repubblica. Per Editori Riuniti, con Massimo Novelli e Marco Travaglio, ha scritto “Il processo”, e con Sergio Chiamparino ha pubblicato per Einaudi “La sfida.
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