A Berlino, si sono dimessi i ministri FDP (Partito Liberal-Democratico), incluso il ministro delle finanze Christian Lindner. Sicché, al cancelliere Olaf Scholz, restando l’appoggio soltanto della propria SPD e dei Verdi, tocca proporre lui stesso un voto di fiducia al Bundestag, perderlo e dimettersi. L’unica residua incertezza è se le prossime elezioni federali saranno convocate per gennaio, o per marzo.
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Il più importante governo “non di destra” d’Europa non esiste più. Non è una sorpresa. Che le cose dovessero precipitare in questo modo era da tempo manifesto. Ma c’è una perfetta coincidenza tra l’implosione del governo di Berlino e l’elezione di Donald Trump. La coincidenza illumina uno scenario che va ben oltre la rissa permanente che ha funestato la cosiddetta coalizione semaforo (Spd, Verdi ed Fdp) da quando, nel novembre dello scorso anno, la Corte costituzionale vietò l’impiego dei 60 miliardi di crediti…
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Il giorno dopo il terremoto che ha scosso la politica tedesca, con il siluramento del ministro delle Finanze Christian Lindner e la fine della coalizione semaforo, la campagna elettorale è a pieno regime. Il cancelliere, Olaf Scholz, ha nominato al posto dell’ex alleato uno dei suoi più stretti collaboratori, Jörg Kukies. Il 6 novembre, Scholz ha annunciato che si sottoporrà al voto di fiducia il 15 gennaio, scenario che potrebbe portare alle elezioni a marzo.
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