Proprio mentre le autorità statunitensi adottano una misura restrittiva nei confronti di Thierry Breton come strumento di ritorsione regolatoria verso l’Unione europea1, quest’ultima sta aprendo due cantieri normativi importanti, che si svilupperanno ampiamente nel corso del 2026 e che sono suscettibili di incidere in modo estremamente significativo sugli interessi economici e regolatori delle Big Tech americane.
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Approfondimenti:
C’è un elemento che va sottolineato nei comportamenti con cui Donald Trump entra nel 2026: è la costruzione ideologica di odio che pervade l’appello ai nazionalisti sovranisti di tutto il mondo a distaccarsi dall’imbelle, decadente, logora Europa, un odio indiscriminato in ogni direzione, traducibile sia in isolazionismo arroccato in fortezza, sia in globalismo tecnoavvenirista insofferente alle frontiere, alle regole, all’eguaglianza, agli stati.
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Mentre cerca nel globo un nemico facile che gli regali una vittoria (forse in Nigeria, forse in Venezuela, forse dove capita) il Condottiero converte la sua aggressività verso l’Europa in prodromi di possibili aggressioni. Reazioni degli europei che risultino all’altezza della sfida? Mah. Veniamo ai fatti. Donald Trump nomina un suo inviato speciale per la Groenlandia, uno yes-man che si precipita a spiegare il suo mandato con un progetto esplicito, «fare sì che la Groenlandia diventi parte degli Stati Uniti».
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Nel momento in cui l’amministrazione Trump nega il visto d’ingresso all’ex commissario europeo al Mercato interno e ai servizi, Thierry Breton (autore, fra gli altri provvedimenti, del Digital Services Act, il regolamento varato per tutelare la cittadinanza dallo strapotere delle Big Tech), e ad altri importanti funzionari del Vecchio continente, nel momento in cui la stessa amministrazione prova a mettere sotto controllo l’informazione, o quanto meno ad addomesticarla, come dimostrano in maniera eclatante il caso della CBS (messa in…
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Visto negato all’ex commissario Ue del Digital services act. Bruxelles: «Reagiremo».La notizia della revoca del visto d’ingresso negli Usa a Thierry Breton, ex commissario dell’Unione europea, con l’accusa (motivata da Marco Rubio) di frode e «minaccia agli interessi americani» è atterrata sulle scr...
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I dem chiedono conto del silenzio del governo italiano sulla vicenda. Nei giorni scorsi ha parlato solo la Lega, che si è schierata con gli Usa. Intanto la prima reazione concreta arriva da Airbus, simbolo del made in Europe e storico rivale di Boeing, che si prepara a ridurre drasticamente la dipendenza dalle Big Tech statunitensi nella gestione dei dati sensibili Il Partito democratico porta in Parlamento il caso del divieto di ingresso negli Stati Uniti imposto a…
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Il braccio di ferro tra Stati Uniti e Unione europea si allarga dal commercio al digitale e finisce per investire anche il terreno, finora inesplorato, dei visti. Washington ha infatti negato l’ingresso negli Usa all’ex commissario europeo Thierry Breton e ad altri quattro cittadini europei, etichettati come “attivisti radicali” per il loro ruolo nella regolamentazione delle piattaforme digitali e delle Big Tech americane.
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La diplomazia della porta. Quella a cui sono stati messi cinque cittadini europei da un Paese ancora formalmente alleato, gli Stati Uniti. Tra essi il più in vista è l’ex commissario europeo agli Affari digitali, il francese Thierry Breton, ma ci sono anche Anna-Lena von Hodenberg e Josephine Ballon di HateAid, una ong tedesca, Clare Melford, capo del britannico Global Disinformation Index, e Imran Ahmed del Center for Countering Digital Hate, che ha sede a Londra
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C’è, dopo i dazi e le posizioni assunte sulla Nato nonché dopo la gestione della vicenda ucraina, un nuovo caso che segnala il mutamento della politica estera americana, peraltro già ricavabile dal National Security statunitense. Si manifesta come conseguenza di una visione dilatata del protezionismo trumpiano con conati di una visione imperialistica. Ci si riferisce al rifiuto del visto di ingresso negli Usa opposto all'ex commissario Ue Thierry Breton e ad altre quattro persone impegnate nel…
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Nella chat dei ministri il clima è ancora vacanziero-natalizio. Ma fuori da Whatsapp, gli alleati di governo se le suonano, l’ultimo intoppo sono le sanzioni Usa contro cinque alte personalità europee, tra cui l’ex commissario Ue Thierry Breton. «Auguri di un santo Natale alla mia bellissima squadra», scrive Giorgia Meloni nel gruppo Whatsapp del consiglio dei ministri (dopo essersi lamentata pro…
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«Il vicepresidente americano JD Vance e l’amministrazione americana in passato avevano già attaccato esplicitamente l’Europa: accusandola di limitare la libertà di parola con le sue regole. Il visto negato a Thierry Breton è dunque un passo avanti sfrontato, che rivendica quelle posizioni e mira a influenzare una spinta ideologica precisa». Alessandro Aresu è l’analista specializzato in scenari g…
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BRUXELLES – Gli Usa lanciano un nuovo attacco all’Ue e provano a dividere l’Unione. Il visto di ingresso negli Stati Uniti negato a cinque europei tra cui l’ex commissario francese, Thierry Breton, “padre” dei provvedimenti sul digitale invisi alle “Big Tech”, viene considerato da Bruxelles una vera e propria intimidazione. L’esecutivo europeo è pronto a rispondere ma su come farlo è in corso un …
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Visto negato dagli Usa, speranza per Imran Ahmed Un giudice federale americano ha bloccato temporaneamente la detenzione o l’espulsione di Imran Ahmed, un cittadino britannico ma provvisto di «green card» che gli riconosce la residenza permanente negli Usa, che è uno dei cinque europei, tra i quali l’ex commissario Ue Thierry Breton, colpiti dalle sanzioni Usa perché accusati di promuovere la censura online di «posizioni americane a loro sgradite», come ha dichiarato il segretario di Stato, Marco Rubio
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Lo scontro politico tra Washington e l’Europa finisce nelle aule giudiziarie statunitensi. Dopo la decisione dell’Amministrazione Trump di vietare l’ingresso nel Paese all’ex commissario Ue Thierry Breton e ad altri quattro funzionari europei, sarà adesso un Tribunale a valutare il provvedimento. Il cittadino britannico Imran Ahmed, uno dei cinque europei sanzionati dagli Usa per il loro sostegno a una regolamentazione più severa del settore tecnologico, ha…
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Min lettura "Se la libertà di espressione è una componente così importante delle relazioni estere degli Stati Uniti, verrebbe da pensare che l'amministrazione Trump dovrebbe essere più critica nei confronti dei paesi che la ostacolano – Cina, Russia, Stati del Golfo – piuttosto che nei confronti dell'Unione Europea" (Ian Bremmer) I nuovi nemici pubblici degli Stati Uniti sono oggi i garanti delle leggi europee.
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