A distanza di ormai due settimane dalle elezioni ungheresi è opportuno riflettere sul grande cambiamento avvenuto all’interno del paese e, soprattutto, sui rapporti con l’Unione Europea. La rivoluzione interna è ben nota: dopo 16 anni di crescente dispotismo e di limitazione delle libertà dei cittadini, si è aperta una concreta possibilità di ritorno dell’Ungheria alle normali regole democratiche. La vittoria di Peter Magyar, molto più ampia di ogni previsione, rende infatti possibile il processo di revisione…
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Approfondimenti:
(di David Koranyi, presidente di Action for Democracy, organizzazione no profit con sede negli Stati Uniti che sostiene i movimenti democratici in tutto il mondo) Domenica, quasi l’80 per cento degli elettori ungheresi si è recato alle urne per esprimere il verdetto democratico più decisivo nella storia del Paese. Il partito Tisza di Péter Magyar ha ottenuto una maggioranza costituzionale, ponendo fine al sedicesimo anno di governo…
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Un’affluenza oceanica superiore al 78 per cento degli elettori ha decretato la vittoria di Peter Magyar contro Viktor Orbán alle elezioni del 12 aprile scorso. Il candidato dell’opposizione filoeuropea a capo del partito di centrodestra Tisza ha conquistato la maggioranza dei due terzi in Parlamento, assicurandosi 138 dei 199 seggi complessivi, mentre Fidesz, il partito di Orbán, si è fermato a 55 seggi.
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In Ungheria non ha affatto vinto l’europeismo “progressista”: la sinistra rimane fuori dal parlamento. A vincere è stato un collaboratore stretto di Viktor Orban che, su molte cose, la pensa esattamente come il partito Fidesz. Vuole però prendere una posizione maggiormente atlantica e ricostruire un buon rapporto con le istituzioni UE, principalmente per motivi economici. A cura della Redazione di Alleanza Cattolica La vittoria di Peter Magyar alle elezioni politiche ungheresi era stata ampiamente…
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Viktor Orbán ha rotto il silenzio dopo la netta vittoria dell’avversario Péter Magyar alle elezioni e affida a una lunga intervista la lettura di un risultato che chiude un ciclo politico. “Si è chiusa un’era, anche sul piano emotivo, e questo si riflette nei numeri. In politica non contano le intenzioni, ma i risultati. E questa volta il risultato ha segnato la fine di un’epoca. È una sconfitta chiara”.
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Ungheria, Magyar: "Vogliamo operare in modo diverso dal governo precedente" 17 aprile 2026 Il vincitore delle elezioni ungheresi Péter Magyar ha percorso il corridoio del Parlamento venerdì prima che i delegati del suo partito Tisza iniziassero i colloqui preparatori per la sessione inaugurale del Parlamento. “È un enorme onore camminare qui”, ha detto Magyar. La sessione inaugurale dovrebbe essere fissata per il 6 o il 7 maggio.
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Il neoeletto Primo Ministro ungherese Péter Magyar è apparso sull'emittente statale per la prima volta dopo oltre 15 mesi, e si è scagliato contro la conduttrice: "C'è voluto un mandato senza precedenti da parte di oltre 3,3 milioni di ungheresi perché il leader del partito più forte potesse finalmente tornare in onda. Sospenderemo immediatamente questo servizio di notizie false", ha detto. Quindi Magyar…
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True Maddalena Loy Il nuovo idolo dei dem censura la tv pubblica Péter Magyar (Ansa) Péter Magyar, osannato dalla sinistra anti Orbán, minaccia da neo premier ungherese la sospensione dell’informazione statale: «Fabbrica di menzogne». E sfiducia pure il presidente della Repubblica: «Lo rimuoveremo insieme a tutti gli altri burattini».È stato adottato da tutte le cancellerie europee: la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha accolto la vittoria di Péter Magyar alle elezioni politiche del 12 aprile…
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L’invito del premier ungherese Peter Magyar a Benjamin Netanyahu per una visita di Stato a Budapest segna uno strappo politico che va oltre la diplomazia e riapre il confronto sul ruolo del diritto internazionale in Europa. La decisione colloca l’Ungheria al centro di una sfida diretta alla Corte Penale Internazionale, mettendo in discussione la capacità delle istituzioni globali di vincolare gli Stati su questioni sensibili.
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Il futuro premier ungherese alza il livello dello scontro con i media pubblici - accusati di aver fatto da cassa di risonanza alla propaganda di Viktor Orban - e lo fa direttamente dai loro studi Invitato in modo inedito da radio e tv di Stato, Peter Magyar, il futuro premier ungherese, ha sferrato un attacco frontale al sistema dell’informazione pubblica, definendolo una "macchina di propaganda" ormai agli ultimi giorni.
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In Ungheria abbiamo assistito qualche giorno fa a un vero e proprio terremoto politico: si tratta di un cambiamento davvero significativo. Dopo 16 anni, si chiude ufficialmente in Ungheria il governo di Viktor Orban che negli anni Novanta prendeva la guida del partito Fidesz prima di ottenere una grandissima maggioranza nel 2010, quando ha inizio quello che lui stesso definisce uno “Stato illiberale”.
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La sconfitta elettorale di Viktor Orbán non riguarda esclusivamente la Ue, i partiti del continente, gli ungheresi: lì, per lo più, c’è soddisfazione. E nemmeno unicamente i Paesi che erano stati definiti «nuovi europei», quelli dell’Est arrivati alla democrazia dopo la caduta dell’impero sovietico: lì ci si interroga su cosa succederà ora. No, la sconfitta si fa sentire anche nella rete di relazioni, meno eclatanti ma solide, che si può forse definire «Vecchia Europa»: una serie di personalità che, da Londra ai Balcani, condivide senza fare…
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"Il partito di Magyar è incentrato su una sola persona, l’autoritarismo non fa bene alla democrazia”
BUDAPEST – E’ preoccupante che la sinistra in Ungheria sia sparita. Ma è accaduto perché, “per la prima volta nella storia, ha fatto un passo indietro: ha anteposto la difesa della democrazia a quella dei suoi valori”. E ha sostenuto un conservatore come Péter Magyar, pur di favorire un cambio di regime e la cacciata di Viktor Orbán. Jan-Werner Müller, tra i massimi esperti al mondo di populismi,…
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Le elezioni ungheresi non hanno lasciato spazio a interpretazioni, neanche per il leader uscente Viktor Orbán, che ha riconosciuto la vittoria netta dell’avversario Péter Magyar e del suo partito Tisza. Magyar disporrà di una supermaggioranza dei due terzi, con almeno 138 dei 199 seggi in Parlamento. È la fine di un’era durata 16 anni e la caduta di chi è stato pioniere del sempre più diffuso modello di democrazia illiberale in occidente.
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Questo articolo di Simone Marchetti è pubblicato sul numero 17 di Vanity Fair in edicola fino al 21 aprile 2026. A volte bisogna toccare il fondo per capire. Mentre scrivo questo editoriale, in Ungheria Péter Magyar ha vinto le elezioni contro Viktor Orbán con un consenso clamoroso e schiacciante. Nonostante gli appoggi del governo americano (col presidente Donald Trump e col suo vice J.D. Vance scesi apertamente nella campagna elettorale a favore di Orbán).
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