“Non si può giocare alla roulette russa con il destino di milioni di persone”. Lo ha detto chiaramente il premier spagnolo Pedro Sánchez dopo aver rifiutato al presidente degli Stati Uniti Donald Trump l’uso delle basi militari in Andalusia per lanciare missili verso l’Iran, e dopo che il capo della Casa Bianca ha minacciato come conseguenza di “tagliare ogni rapporto” con Madrid, a partire ovviamente da quelli commerciali.
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Il presidente del governo spagnolo, Pedro Sánchez, ha duramente respinto le critiche e le minacce del presidente degli Stati Uniti Donald Trump sulla crisi in Medio Oriente, denunciando che l’escalation militare rischia di trascinare il mondo in un “gioco pericoloso” con la vita di milioni di civili. Sánchez ha ribadito che la posizione della Spagna è “no alla guerra” e che la diplomazia deve prevalere sulle armi e sulle ritorsioni economiche.
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Il governo spagnolo ha smentito mercoledì le dichiarazioni della Casa Bianca secondo cui la Spagna avrebbe accettato di "cooperare militarmente" con Washington nel conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran. PUBBLICITÀ PUBBLICITÀ La portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt aveva dichiarato poche ore prima in una conferenza stampa che Madrid aveva cambiato la sua posizione in seguito alle pressioni del presidente degli Stati Uniti Donald…
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"La Spagna ha accettato di cooperare con le forze armate statunitensi". Lo ha dichiarato la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, durante un briefing con la stampa, all'indomani della minaccia del presidente americano Donald Trump di interrompere i rapporti commerciali con Madrid per la posizione del governo spagnolo contraria agli attacchi statunitensi e israeliani contro l'Iran. "Credo che abbiano recepito il messaggio del presidente in modo chiaro e forte.
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Ricordate la famosa “foto delle Azzorre” del 2003? George W. Bush, Tony Blair, José María Aznar e José Manuel Durão Barroso sorridenti alla vigilia dell’intervento militare contro l’Iraq di Saddam Hussein. Mancava solo Silvio Berlusconi, che nella fase iniziale sosteneva l’attacco “dall’esterno”. Era la coalizione dei volenterosi (anche allora si chiamava così), fronteggiata dal “fronte pacifista” guidato dalla Francia di Jacques Chirac e Dominique de Villepin e dalla Germania di Gerhard Schröder e Joschka Fischer
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Il premier spagnolo Sanchez si dissocia vigorosamente dalla guerra dell'America e di Israele contro l'Iran e in un certo senso tenta di rifare il 2003 - spiega Federico Rampini nella nuova puntata della sua videorubrica "Oriente Occidente". Il 2003 fu l'anno in cui George Bush junior decise l'invasione dell'Iraq e due paesi europei molto più importanti della Spagna, la Germania e la Francia di Chirac, si dissociano molto, molto nettamente.
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La guerra in Iran mette sotto pressione i rapporti tra Stati Uniti d'America ed Europa. Dallo studio ovale, Donald Trump ha criticato Regno Unito e Spagna per non aver concesso le basi militari, minacciando ritorsioni commerciali contro Madrid. Il premier britannico Keir Starmer ha ribadito che Londra non è coinvolta negli attacchi, mentre Pedro Sánchez ha escluso ogni complicità. Emmanuel Macron ha convocato il Consiglio di Difesa e inviato la portaerei Charles de Gaulle verso il Mediterraneo, segnale di un’Europa che procede in…
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Pedro Sánchez non arretra di un millimetro. Anzi, rilancia. Dal primato conquistato nella lista dei cattivi di Donald Trump, il premier spagnolo scandisce la sua posizione sulla guerra in Iran con un discorso alla nazione dagli scontati riverberi internazionali. “La posizione del governo spagnolo può essere riassunta in poche parole: no alla guerr…
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