Finiranno prima i missili iraniani o gli intercettori per abbatterli? La domanda strategica, che domina sin dall’inizio le analisi sulla Guerra del Golfo, torna a riproporsi con maggiore forza dopo tre settimane di combattimenti. Negli ultimi giorni i pasdaran hanno intensificato gli attacchi contro Israele, tirando fuori le armi più moderne e potenti: sabato in due casi hanno superato ind…
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La scena dura pochi secondi. Il soggiorno di una casa a Dimona, nel sud di Israele: una donna sul divano guarda la Tv mentre le sirene suonano e lei non si muove, non scende nel bunker. Poi l’impatto, l’onda d’urto di un missile o drone entra in casa, solleva la polvere, stacca pezzi di intonaco, fa tremare le finestre. Lei si alza, si guarda intorno, si allontana. E torna a sedersi. Israele vive da sempre dentro questa dimensione surreale, ma dopo il 7 ottobre c’è uno scarto evidente.
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Israele affronta un problema sempre più urgente nel conflitto con l’Iran: non solo colpire il nemico, ma riuscire a continuare a difendersi. Secondo fonti statunitensi citate da Semafor, lo Stato ebraico avrebbe avvertito Washington che le scorte di intercettori contro i missili balistici si stanno riducendo in modo preoccupante. Un segnale strategico rilevante che indica come la guerra, ormai entrata nella terza settimana, stia logorando non solo infrastrutture e obiettivi militari…
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