Trump ha vinto con uno spostamento d’onda a destra di tutto l’elettorato e molto più del 2016 prendendosi anche Camera e Senato accorpando un potere enorme e dunque la domanda è per farne cosa ? Certo i democratici “non l’hanno visto arrivare” o non han voluto vedere una protesta e malessere diffusi. Primo mandato non consecutivo dopo 120 anni vincendo anche nel voto popolare ben oltre il 51% e con una forte campagna di marketing politico tutti i ceti popolari, minoranze comprese e…
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Riceviamo e pubblichiamo integralmente L’Occidente (USA e Europa) è ormai in mano ad una Borghesia reazionaria, basta guardare l’affermarsi di governi di estrema destra in tutti i suoi Paesi. Quella Borghesia che agli inizi del ‘900 dette vita al Fascismo in Italia e al Nazismo in Germania e portò guerre, distruzioni e genocidi. La storia ci insegna che la Borghesia, come classe dominante, quando non riesce più a dividere e persuadere i popoli della bontà del suo dominio reagisce sempre con l’uso della forza brutale e…
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Mercoledì 13 novembre 2024 (Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) – /// Sondaggio Demopolis: gli effetti dell’elezione di Donald Trump nell’opinione degli italiani. Forti timori per l’economia europea, ma 2 italiani su 3 intervistati da Demopolis, ritengono che – con Trump alla Casa Bianca – la guerra tra Russia ed Ucraina si concluderà rapidamente con un accordo tra le parti.
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La vittoria di Donald Trump non era inattesa. I sondaggi lo davano dopo tutto leggermente favorito. Il suo è stato, numeri alla mano, un successo netto ma non trionfale: con ogni probabilità, riceverà lo stesso numero di voti del 2020 (intorno ai 75 milioni, un numero altissimo ma inferiore agli 81 milioni di Joe Biden), che nel voto popolare dovrebbero tradursi in un vantaggio di circa il 2% sulla sfidante Kamala Harris (Biden ottenne oltre il 4% in più nel 2020, Barack Obama oltre il 7% nel 2008).
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Il giorno cerchiato in rosso sul calendario, quello che ufficializzerà il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, è il 20 gennaio. Da quel momento il secondo mandato del Tycoon prenderà ufficialmente avvio e il presidente avrà quattro anni per cercare di applicare il suo programma, composto di dazi, deregulation e norme anti-immigrazione. Ma che cosa potrebbe fare Trump nel suo...
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Stati Uniti. La tensione post elettorale si sente come un ispessimento dell’aria che si respira. Il Paese è diviso. «Fino a ieri avevo amici le cui idee non condividevo del tutto, ma non ci impedivano di stare vicini», mi racconta uno studente, «ora ci consideriamo nemici e non riusciamo più a vederci». I rapporti si sono fatti spinosi e l’intolleranza vince sulla comprensione, proprio come succede in una guerra civile, per fortuna solo teorica e soprattutto verbale.
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La vittoria di Donald Trump è netta e istruttiva. Ma sostenere che rappresenti un passo avanti per la democrazia sembra azzardato. Il profumo dei vincitori è irresistibile, per tanti italiani. L’ansia di applaudire non aiuta a capire cosa sta accadendo: l’importanza dell’affidabilità e della coerenza, per un leader politico, è passata in secondo piano. Quello che dice conta più di ciò che fa. Mostrarsi virtuoso rischia addirittura d’essere controproducente: potrebbe allontanare gli elettori, che si sentirebbero sminuiti.
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