Un nuovo inquietante fronte dello sfruttamento digitale si apre sul web. Dopo i casi delle cosiddette “mogli esposte”, immagini private diffuse senza consenso attraverso forum e siti, ora emergono portali che monetizzano la violazione della privacy tramite filmati rubati da impianti di videosorveglianza. Non si tratta di darknet o circuiti nascosti, ma di siti accessibili dal comune motore di ricerca, che offrono migliaia di registrazioni audio e video sottratte a oltre duemila telecamere…
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