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Dopo aver scoperto i costi dei dazi, il presidente Donald Trump ha ora scoperto i costi della guerra. Il 9 marzo ha dichiarato che la sua campagna contro l’Iran sarebbe terminata «molto presto», facendo crollare il prezzo del petrolio, che il giorno prima aveva toccato un picco di quasi 120 dollari al barile, fino a quasi 80 dollari (prima della guerra era a 70). La chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz da parte dell’Iran ha bloccato circa il 15% dell’offerta globale di petrolio.
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Chi sono i vincitori e i vinti economici della guerra con l'Iran? È partita da questa domanda una lunga analisi pubblicata dal Wall Street Journal che arriva a due principali conclusioni: l'onda d'urto economica della guerra in Iran non lascia indenne nessuna parte del mondo e le guerre moderne non cambiano solo gli equilibri geopolitici ma ridisegnano anche i flussi di denaro globali. Gli economisti si confrontano con due scenari divergenti.
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Buongiorno. «Gli Stati Uniti sono il più grande produttore al mondo, quindi quando i prezzi del petrolio aumentano, facciamo un sacco di soldi». C’è tutto Donald Trump, in questo classico post sul suo social, Truth, «Verità». C’è l’inclinazione sistematica a nasconderla, la verità, e la superficialità con cui pensa di riuscirci sempre. Qui però l’inganno non è semplice e rischia di fare infuriare due volte l’enorme base popolare del trumpismo: perché gli americani vedono da una parte i…
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