Un eterno Amalek da cui proteggersi. Un arcinemico sempre in agguato. Lo Stato ebraico è nato così, nel 1948, sotto l’attacco di cinque Paesi della Lega araba benché avesse accettato la bipartizione territoriale coi palestinesi voluta dalla risoluzione 181 dell’Onu. Ai nostri giorni, l’Iran degli ayatollah non è altro che la prosecuzione escatologica di quel disegno di sterminio, avendo nel dna l’eliminazione dell’«entità sionista», perseguita attraverso i suoi proxy , Hamas, Hezbollah e Houti, e tramite il tenace progetto di fine mondo dell’arma…
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L’ultimo libro del giornalista Carlo Panella, dal titolo “Israele, lo Stato necessario” ricorda che anche i paesi arabi, pur cercando di mantenere le apparenze con le masse ostili al loro interno, hanno di fatto intrapreso una strada che porta all’accettazione d’Israele, divenuto un alleato strategico. Critica l’ostinazione della comunità internazionale per quanto riguarda la soluzione dei due Stati, sottolineando il fatto che uno Stato palestinese governato da Hamas potrebbe usare la Cisgiordania come…
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L’ultimo esempio della violenza dello Stato coloniale di Israele – l’atto di pirateria in acque internazionali per sequestrare le imbarcazioni della Global Sumud Flotilla che cercavano, pacificamente, di consegnare aiuti umanitari a Gaza – non dovrebbe essere soltanto, ancora una volta, motivo di indignazione morale e condanna civile. È anche l’occasione per una riflessione politica più profonda. Ad eccezione della Spagna, i governi nazionali e l’Ue si limitano a sollevare obiezioni retoriche e si rifiutano di adottare misure concrete.
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Nello Stato ebraico sta avvenendo una rivoluzione. Promossa dall’interno e di certo non nata nelle piazze, essa non riguarda i politici e non scaturisce da un movimento di popolo. Tutto il contrario. L’avanguardia rivoluzionaria è il governo Netanyahu. Il quale, come Donald Trump in America, ha deciso di avviare un cambio di regime interno, fatto di purghe, sostituzioni e nomin…
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