La parola “rimpastino” è, notoriamente, tra le più invise alla nostra presidente del Consiglio. Nel caso dell'approdo di Raffaele Fitto a Bruxelles, Meloni non dovrebbe avere dunque particolari patemi, visto che in teoria si tratterebbe di una semplice sostituzione, dopo un'operazione ben condotta dalla premier, che ha portato un esponente italiano alla vicepresidenza esecutiva della Commissione europea
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Nonostante i socialisti (e Pd), abbiano fatto di tutto per ostacolarlo, i conservatori hanno ottenuto il vicepresidente della Commissione. Una svolta importante per l'Europa. Parla Carlo Fidanza (Fdi): «La sinistra si metta il cuore in pace» Raffaele Fitto è vice presidente esecutivo della Commissione europea: primo dato acquisito. Raffaele Fitto, accanto alla nomina, incassa anche deleghe importanti per un portafoglio complessivo di circa mille miliardi di euro: secondo dato acquisito.
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I sì per la socialista spagnola Teresa Ribera e per il conservatore italiano Raffaele Fitto sono stati particolarmente sofferti. Ora sembra che serva un ulteriore passaggio. Ma nascerà la nuova Commissione europea? E quando?
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Costituisce sicuramente una buona notizia il superamento dei veti incrociati che hanno finora bloccato il via libera alle nomine dei componenti della von der Leyen bis a Bruxelles. Sono stati approvati i vicepresidenti Kaja Kallas (il gradimento del Parlamento era una formalità, in questo caso, perché è stata indicata direttamente dal Consiglio Europeo), Stéphane Séjourné, Roxana Minzatu e Henna Virkkunen mentre lo stallo su Teresa Ribera e Raffaele Fitto, oggetto di continui veti incrociati tra Ppe da un lato e S&D…
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Ue, Palmisano "L'accordo sulla nuova Commissione è una farsa" 22 novembre 2024 BRUXELLES (BELGIO) (ITALPRESS) - “La democrazia europea è la grande sconfitta dell’accordo farsa raggiunto dai grandi gruppi al Parlamento europeo per approvare le nomine dei Vicepresidenti della Commissione europea". Lo dice Valentina Palmisano, europarlamentare del Movimento 5 Stelle. xf4/sat/gtr
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Valentina Palmisano, europarlamentare del Movimento 5 Stelle, alla fine è stata raggiunta l’intesa tra Popolari, Liberali e Socialisti, sul via libera ai vicepresidenti esecutivi di Ursula von der Leyen. Se l’aspettava? “Non è una sorpresa, già in passato i Socialisti hanno ingoiato tantissimi rospi senza batter ciglio, ma stavolta si è passato il segno. Si assumono la responsabilità di aver messo il sigillo sulla Commissione più a destra della…
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Dopo Raffaele, chi? Chi affronterà il lavoro difficile, sempre sotto scrutinio anche internazionale, una volta acquisita la vicepresidenza della Commissione Ue da Raffaele Fitto? Un ministro titolare a tutto tondo? Oppure ha ragione chi dice che «da Bruxelles, il vero ministro sarà comunque sempre lui?». E in maggioranza la questione non è soltanto questa. La carne sul fuoco tra alleati è tanta, tantissima.
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L’Europa s’è destra. Può suonare un adagio sfrontato, ma è piuttosto l’esito scontato del lungo braccio di ferro sulla nomina dei vicepresidenti della commissione von der Leyen bis. Da cui escono rilanciato il ruolo della premier conservatrice Giorgia Meloni e consolidata l’egemonia politica del Ppe di Manfred Weber. Nel segno di una convergenza politica destinata a riprodursi sugli argomenti più scottanti dell’agenda Ue, a cominciare…
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Alla fine, i Socialisti e i Liberali europei hanno dovuto ingoiare l'amara pillola e dare il via libera alla nomina di Raffaele Fitto, del gruppo dei Conservatori, a commissario Ue con l'incarico di vicepresidente esecutivo. Un ruolo che il Pd non era riuscito a scucire nella passata legislatura neppure per il suo commissario, Paolo Gentiloni, a riprova del ruolo di maggiore incisività che l'Italia sta giocando a livello europeo con il governo Meloni.
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Dopo il via libera ai sei vicepresidenti, Fitto e Ribera in testa, da parte dell’Eurocamera, già si pensa al prossimo appuntamento: il voto sull’intero collegio dei commissari presieduto da Ursula von der Leyen. Occhi puntati sul 27 novembre, quando alle 12 l’aula di Strasburgo si esprimerà a scrutinio palese (leggi: nessuno spazio per i franchi tiratori). Così se passerà la prova del consenso finale, come tutto al momento lascia pensare, il secondo mandato dalla leader tedesca inizierà…
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I dem, a Bruxelles così come a Roma, cercano di vedere il bicchiere mezzo pieno. O di salvare il salvabile, di fronte a una decisione che ormai è presa: votare sì alla commissione von der Leyen, nonostante Fitto vicepresidente, nonostante gli alleati popolari siano sempre più imbarazzanti nel loro flirt con l’estrema destra; nonostante il programma di luglio della presidente, già frutto di un compromesso, sia ormai poco più che un foglio di carta.
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A venti giorni dalle elezioni presidenziali dello scorso 5 novembre negli Stati Uniti, Donald Trump ha già annunciato buona parte delle nomine di primo livello per la sua prossima amministrazione. Le figure scelte sono caratterizzate principalmente dalla loro fedeltà agli obiettivi e al metodo del Tycoon; in altre parole, Trump sta evitando attentamente quello che considera il grande errore del suo primo mandato: aver scelto figure istituzionali ritenute rassicuranti per la loro esperienza nel…
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