Il 19 dicembre un portavoce del Ministero della Difesa turco ha smentito categoricamente la possibilità di un accordo di cessate il fuoco tra Ankara e le Syrian Democratic Forces (SDF), nonostante le dichiarazioni del Dipartimento di Stato americano che annunciavano una tregua fino al 22 dicembre. Definendo l’annuncio di Washington un “lapsus”, il rappresentante turco ha ribadito che la Turchia non dialogherà con quelle che considera estensioni del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), classificato come…
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Turchia e Israele, da sempre in reciproca competizione, sono ai ferri corti, in Siria e non solo, scrive il Wall Street Journal. Gestire questa rivalità diventerà probabilmente, secondo il giornale, una delle priorità dell’Amministrazione Trump, che si insedierà tra un mese. «I funzionari turchi vogliono che la nuova Siria sia un successo in modo che la Turchia possa controllarla e pensano che gli israeliani potrebbero semplicemente rovinare tutto» – afferma Gönül Tol, direttore del programma Turchia…
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Ci sono pochi passi tra l’ambasciata turca a Roma e le centinaia di persone che ieri hanno animato il presidio «in difesa del Rojava», a piazza Indipendenza. Con la Turchia alle porte di Kobane, la città simbolo della resistenza curda, l’Ufficio d’informazione del Kurdistan in Italia (Uiki) ha voluto raccogliere le voci a sostegno del «modello di convivenza pacifica, democrazia diretta e autodeterminazione» che in queste ore è sotto minaccia.
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Il “Sultano” di Ankara, Recep Tayyip Erdogan, ha tuonato che “la fine è ormai in vista” per il PKK di Ocalan e la Milizia curda siriana gemella, ovvero l’YPG che controlla militarmente il Rojava, la regione a maggioranza curda a oriente dell’Eufrate nel nord -est della Siria. L’annichilimento delle milizie curde, al di qua e al di là del confine tra Turchia e Siria, avverrà, a detta di Erdogan, grazie all’intensificarsi degli sforzi…
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Alleati degli Stati Uniti e principali beneficiari, a livello strategico, della fine dell'era Assad in Siria, Turchia e Israele sono in rotta di collisione. In Siria e non solo, scrive il Wall Street... Leggi tutta la notizia
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(Adnkronos) – Alleati degli Stati Uniti e principali beneficiari, a livello strategico, della fine dell’era Assad in Siria, Turchia e Israele sono in rotta di collisione. In Siria e non solo, scrive il Wall Street Journal dei due Paesi che hanno una storia di relazioni difficili e a dir poco tese. Gestire questa rivalità diventerà probabilmente, secondo il giornale, una delle priorità dell’Amministrazione Trump, che si insedierà tra un mese.
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Alleati degli Stati Uniti e principali beneficiari, a livello strategico, della fine dell'era Assad in Siria, Turchia e Israele sono in rotta di collisione. In Siria e non solo, scrive il Wall Street Journal dei due Paesi che hanno una storia di relazioni difficili e a dir poco tese. Gestire questa rivalità diventerà probabilmente, secondo il giornale, una delle priorità dell'Amministrazione Trump, che si insedierà tra un mese.
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Bashar al Assad è stato rovesciato e se ne è andato, ma la pace in Siria non è ancora arrivata: il conflitto continua. Vi sono diverse criticità da risolvere. La prima è la questione curda. Su questa questione né Ahmed Hussein Al-Sharaa (alias Abu Mohammad al-Julani), né tantomeno la Turchia, garantiscono una soluzione pacifica. Ankara, diventata i…
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In un’intervista alla Bbc, Abu Muhammad al-Jolani ha dichiarato di voler mantenere le promesse fatte sul rispetto delle minoranze in Siria, a suo dire per segnare una netta separazione dalle pratiche del regime precedente, che ha sfruttato le divisioni settarie per consolidare il proprio potere. Secondo il leader di Ha’yat Tahrir al Sham, il governo che intende formare si baserà sulla storia e la cultura siriana, rifiutando similitudini con l’Afghanistan: «Ci sono molte differenze tra la Siria e i talebani».
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La Turchia si sta preparando ad attaccare i curdi della città di Kobane, intorno alla quale ha ammassato truppe e mezzi militari delle milizie che sostiene in Siria. Solo l’intercessione degli Stati Uniti, che sostengono i curdi, avrebbe momentaneamente fermato l’operazione che sembrava imminente. Ieri sarebbe infatti entrato in vigore un cessate il fuoco tra le parti ostili, ma è difficile valutarne la tenuta in quanto in alcune zone i combattimenti non si sono fermati.
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"Per capire quale sarà il reale futuro della Siria tutti i riflettori del mondo dovrebbero concentrarsi sul destino di Kobane, la città simbolo della vittoria dei curdi siriani contro i terroristi dell'Isis”, dice all’Adnkronos Marco Mayer, docente alla Luiss ed esperto di sicurezza internazionale. Le milizie filo-turche hanno, infatti, ripreso gli attacchi contro i curdi con il supporto tecnologico e logistico delle forze armate di Ankara
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Mentre nelle cancellerie di mezzo mondo si cerca di capire che intenzioni abbia realmente Ahmed Sharaa, l’ex qaedista più conosciuto col nome di battaglia al Jolani, ci sono due fronti su cui le cose “avanzano” in modo sempre più preoccupante: il primo è il ruolo che le donne nella nuova Siria, si legge che “avranno funzioni in armonia con la loro natura”, il secondo è la situazione nella parte nord-occidentale del paese.
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Una trentina di giovani attivisti del centro sociale Rivolta di Marghera hanno occupato il consolato di Turchia a Venezia, nella mattina di giovedì 19 dicembre. Lo scopo dell'occupazione è attirare l'attenzione sul tentativo del governo turco di occupare le regioni della Siria settentrionale e orientale, distruggendo l'esperienza del confederalismo democratico che, negli anni passati, è stata anche un presidio…
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Di Giuseppe Gagliano – La storia si ripete, e questa volta potrebbe essere ancora più devastante. Secondo un’esclusiva del Wall Street Journal, le forze turche si stanno preparando per un’operazione militare nel nord-est della Siria, con un accumulo di truppe e armamenti lungo il confine nei pressi di Kobane. La notizia, confermata da funzionari statunitensi, richiama sinistramente le dinamiche che hanno preceduto l’invasione del 2019.
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Damasco — La storia della Siria degli ultimi 40 anni è scritta in migliaia di cartelle, fascicoli, file e hard disk. Ci sono le informazioni sui detenuti, sugli scomparsi, sui luoghi di sepoltura, le informative dell’intelligence sui rapporti tra il regime e altri Paesi. La caduta di Damasco è stata così rapida che le forze di sicurezza siriane non hanno avuto il tempo di distruggere o a far spar…
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Da dodici anni l’Amministrazione autonoma della Siria del nord-est rappresenta un esperimento di innovazione sociale e politica basato su tre pilastri: jin, jîyan, azadî, che in lingua kurmanji (il curdo parlato in quella zona della Siria), significa Donna, vita, libertà. Il confederalismo democratico che si sta sperimentando nel Rojava è oggi a rischio: non ha mai smesso di essere un target né per la Turchia, né per il regime di Assad o per le truppe jiadiste che oggi voglio mostrare il loro volto più rassicurante.
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La caduta di Assad “non è solo una vittoria del popolo siriano, ma anche del popolo turco”, ha detto Ahmed Al-Sharaa, alias Al Jolani, intervistato dal quotidiano di Ankara Ali Safak ieri. Di certo, il crollo del regime è stata una vittoria anche per la leadership della Turchia, e quasi certamente sarà un problema serio …
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Inverno 2014: si combatte a Kobane, con le difese curde schiacciate fra l’avanzata dell’Isis e il confine turco, pattugliato da militari compiacenti con i jihadisti. La Siria del dopo-Assad nasce anche nella Kobane che viene nuovamente assediata, dieci anni dopo la decisione di Obama, incalzato dall’opinione pubblica di mezzo mondo, di intervenire dalla parte di chi si mostrava capaci di resistere al dilagare di un terrore che pareva inarrestabile.
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