Alberto Barbera probabilmente non ha reso un grande servizio a Vermiglio, di Maura Delpero, quando presentando il programma di Venezia 81 ha evocato Ermanno Olmi e L’albero degli zoccoli, sbilanciandosi fino a usare il termine «reincarnazione». Con queste premesse è facile avere un approccio viziato al secondo film italiano in corsa per il Leone d’oro. Sarebbe ingiusto farne una colpa a una cineasta sensibile che per quindici anni, prima di approdare alla finzione con Maternal, si è dedicata con passione al documentario.
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Alla Mostra del cinema di Venezia in concorso il film della regista bolzanina Maura Delpero, "Vermiglio". Presentata oggi, la pellicola racconta una storia d’amore in tempo di guerra e analizza come le donne si siano ritrovate a ricoprire ruoli che non hanno scelto. Dopo aver firmato la regia dell’acclamato “Maternal”, Delpero torna quindi con un'opera cinematografica ambientata durante l’ultimo anno della Seconda guerra mondiale, il 1944
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Al netto di polemiche e perplessità, il fascino di un festival di cinema è di potersi immergere nella settima arte a 360 gradi, in tutte le sfumature. Quando si è a un evento come la Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, è naturale passare da Wolfs a Vermiglio, dallo spettacolo intrinseco al grande schermo all'intimità di una storia come quella di Maura Delpero, dalle luci delle grandi star a un'umanità indagata nella sua genuina purezza e sofferenza che…
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