La posizione creditoria netta sull’estero della Cina è di tre trilioni di dollari. La bilancia commerciale di Pechino non ha sofferto più di tanto i dazi americani, avendo qualche arma di dissuasione (la potenza militare, la disponibilità di materie prime rare, ecc.) che gli alleati europei di Washington purtroppo non hanno. Le esportazioni cinesi, pur calate verso gli Stati Uniti, hanno trovato ampi mercati di sfogo, soprattutto in Europa e questo nonostante alcune restrizioni (che evidentemente non bastano).
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Gli analisti disegnano eroi e cattivi nell’universo tecnologico cinese: prevedono che i profitti complessivi del settore aumenteranno di circa il 50% quest’anno, mentre i “Tech Eight” subiranno un calo del 12%. Questo gruppo comprende alcuni dei più grandi nomi cinesi: Alibaba, Meituan, JD.com, Tencent, Baidu, NetEase, PDD e Xiaomi. Quindi potrebbe sembrare strano che siano dalla parte sbagliata di queste previsioni.
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La Cina si trova intrappolata in un ciclo economico complicato, dove la produzione eccessiva si scontra con una domanda interna debole, generando una spirale di deflazione che colpisce profitti, salari e consumi. Lo spiega un lungo articolo del Wall Street Journal, che racconta come in mercati come il Qipu Road Wholesale Clothing Market di Shanghai, i venditori si trovino costretti a gestire enormi quantità di resi invece di fare nuove vendite, mentre fatturati e margini di profitto si riducono…
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L'economia della Cina è molto curiosa. Da un lato fa parlare di sé per il clamoroso surplus commerciale raggiunto nel 2025: 1,08 trilioni di dollari nei primi 11 mesi dell'anno appena andato in archivio. Dall'altro lato, tuttavia, c'è da considerare il fronte interno dei consumi che non ne vuol sapere di schizzare verso l'alto come vorrebbe invece il Partito Comunista
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