ROMA L'agenzia iraniana Tasnim, affiliata ai Pasdaran, bolla le ultime rivelazioni di Axios - definito "il mezzo di comunicazione del Mossad per le operazioni psicologiche" - su una presunta mediazione per un cessate il fuoco come un tentativo di mescolare le carte, e preparare "l'ennesimo passo indietro di Donald Trump". Il presidente Usa "consapevole della ferma determinazione dell'Iran a rispondere a qualsiasi follia riguardante le centrali elettriche e altre…
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Il partito tedesco di estrema destra Alternative für Deutschland prende le distanze dalla linea di Donald Trump sulla guerra in Iran e invita i propri esponenti a ridurre i contatti con il mondo Maga limitando le visite negli Stati Uniti. Il pensiero va subito a una scelta che guarda alle elezioni regionali di settembre, vista la crescente impopolarità del conflitto in Medio Oriente tra gli elettori tedeschi.
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La sera del 1° aprile, dal podio della Casa Bianca, il presidente Trump dichiarava in diretta nazionale che le difese aeree iraniane erano state completamente annientate e che i sistemi radar della Repubblica Islamica risultavano distrutti al cento per cento. Quarantotto ore dopo, un F-15E Strike Eagle del 494th Expeditionary Fighter Squadron, unità d’élite del 48th Fighter Wing di stanza a RAF Lakenheath, precipitava nel cuore dell’Iran centro-meridionale…
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E il 35° giorno la guerra cambiò volto. Da ieri l'America rischia di veder definitivamente accantonate le promesse di Donald Trump su un regime pronto alla resa e su un Iran restituito all'età della pietra. Perché dentro a quell'Iran ci sono, forse, uno o due piloti americani prigionieri. E quindi uno o due ostaggi del regime. Nella logica imprevedibile della guerra asimmetrica quest'incognita minaccia di cambiar tutto perché…
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Quando Trump ha acconsentito alla richiesta israeliana di nuovi rifornimenti e ha deciso di unirsi all'offensiva aerea contro i missili iraniani, Netanyahu non è riuscito a trovare le parole giuste: "Grazie, signor presidente, ma anche no". Israele ha sempre bramato le armi statunitensi rigorosamente e totalmente negate quando ne aveva più bisogno, dalla guerra d'indipendenza del 1948 fino a dopo la guerra del 1967 ma i suoi leader non hanno mai voluto che gli Stati Uniti…
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Il partito di estrema destra tedesco Alternative für Deutschland prende le distanze da Donald Trump sulla guerra in Iran, chiedendo ai propri deputati di ridurre le visite negli Stati Uniti mentre il conflitto si rivela impopolare tra gli elettori e rischia di pesare sulla ripresa economica tedesca. Lo scrive il Financial Times, secondo cui il partito ha chiesto ai propri deputati di ridurre le visite negli Stati Uniti, in quello che appare come un segnale di disciplina elettorale alla vigilia…
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Nelle ultime 24 ore il conflitto tra Stati Uniti e Iran ha registrato una brusca intensificazione, con una serie di abbattimenti e danneggiamenti che rischiano di modificare la percezione degli equilibri militari nella regione. Secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa ufficiale iraniana, sarebbero stati colpiti diversi velivoli: un caccia F-15E e un aereo A-10 risultano abbattuti, mentre due elicotteri HH-60W Jolly avrebbero subito danni.
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La guerra all’Iran tra escalation militare e trattative in stallo E’ passato oltre un mese dallo scoppio del conflitto nel Golfo Persico scatenato dall’attacco congiunto di Israele e Stati Uniti all’Iran e aumentano i rischi di un suo prolungamento su tempi in realtà indesiderati da entrambe le parti, ma dettati dalla necessità, sentita a Washington come anche a Teheran, di non perdere la faccia. Ne consegue un assurdo muro contro muro, pericoloso per tutta l’economia…
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"L'Europa sta pagando il prezzo economico di un conflitto sul quale non è stata né informata né coinvolta". Lo afferma Dario Nardella, eurodeputato del Partito Democratico, intervistato da Claudio Brachino per la rubrica Primo Piano Europa dell'agenzia Italpress. "Ci troviamo davanti a una guerra che non ha sbocco. Il paradosso è che ora l'obiettivo principale del conflitto israelo-americano contro l'Iran è aprire lo stretto di Hormuz, che era già aperto prima…
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“Il dato più importante di cui disponiamo è quello degli impatti degli attacchi iraniani, cioè sono le conferme che vengono quotidianamente date dai singoli Paesi di quelli che sono gli impatti, che sono peraltro stabiliti secondo un criterio che viene aggiornato quasi quotidianamente dalla gran parte dei Governi e che ci dà un’idea di quella che è la capacità, quantomeno degli iraniani, di continuare a colpire.
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Le bombe, le bombe a grappolo, le sirene nella notte, gli allarmi durante il giorno. Pesach si trascorre nei rifugi e, come sempre accade in Israele, ogni festività sembra raccontare e riflettere un frammento dell’attualità. Il rabbino David Stav ha scritto una lettera al quotidiano Yedioth Ahronoth raccontando il momento in cui, nell’Esodo, Mosè chiese a Dio di mostrargli il piano per il suo popolo.
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Il probabile danneggiamento grave di un E-3 Sentry presso la base saudita di Prince Sultan rappresenta molto più di un episodio tattico. Segna, piuttosto, l’ingresso pieno del conflitto in quella dimensione, spesso trascurata ma decisiva: l’architettura invisibile della superiorità aerea. Per decenni, la forza statunitense nel Golfo si è basata non solo su piattaforme avanzate, ma su un sistema integrato di enabler: velivoli radar…
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La guerra tra Stati Uniti e Israele,da un lato, e Iran con i suoi proxy dall’altro, ha ormai scollinato il mese e al momento non sembrano esserci segnali che possano far pensare a una rapida conclusione, malgrado le roboanti dichiarazioni del presidente Trump. In questo contesto siamo ormai abituati sentire analisi più o meno catastrofiste sulla questione energetica, lo stretto di Hormuz o le capacità militari dei contendenti.
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«Trump non capisce che i leader iraniani non sono immobiliaristi come lui, disposti a tollerare toni forti perché poi ci si mette d’accordo. Sono un gruppo ideologico, oggi guidato dall’ala più intransigente. Frasi come “vi bombarderò fino a riportarvi all’età della pietra”, li spingono a sfidarlo di più». Husain Haqqani è l’ex ambasciatore pachistano negli Stati Uniti, oggi direttore del diparti…
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Gli Stati Uniti sono 'bloccati' in Iran. Il Pentagono starebbe infatti esaurendo gli obiettivi strategicamente importanti da colpire nel Paese, malgrado l'annuncio del presidente americano Donald Trump sulla durata futura dell'offensiva, che non si fermerà ancora prima di due o tre settimane di intensi bombardamenti. Un arco di tempo, secondo un ex funzionario dell'amministrazione Trump e due attuali funzionari della Difesa americana sentiti da Politico, non…
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“L'Europa sta pagando il prezzo economico di un conflitto sul quale non è stata né informata né coinvolta”. Lo afferma Dario Nardella, eurodeputato del Partito Democratico, intervistato da Claudio Brachino per la rubrica Primo Piano Europa dell'agenzia Italpress. “Ci troviamo davanti a una guerra che non ha sbocco. Il paradosso è che ora l'obiettivo principale del conflitto israelo-americano contro l'Iran è aprire lo stretto di Hormuz, che era già aperto prima dell'inizio delle ostilità”, spiega…
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«Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare». Il popolarissimo appello all’azione di John Belushi in Animal House sembra calzare in modo perfetto alla situazione che si è venuta a creare nel Golfo. Il piccolo particolare che sfugge a molti osservatori è che il “duro”, quello che ha una vera strategia e la determinazione per perseguirla fino in fondo, non sembra essere Donald Trump. I “duri”, in Medio Oriente, sono da un lato il leader israeliano Benjamin…
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Il 28 febbraio Benjamin Netanyahu rivolge un discorso alla nazione annunciando l’avvio di un’operazione militare preventiva congiunta con gli Stati Uniti, definendo l’intervento necessario «per eliminare la minaccia esistenziale rappresentata dal regime terrorista in Iran». Donald Trump conferma la versione, parlando di «attacco su larga scala». Ali Khamenei, la Guida suprema, non parlerà mai al Paese.
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