Il 12 aprile, domenica, i cittadini ungheresi saranno chiamati alle urne. La campagna elettorale è stata inquinata in misura drammatica dalle forze, domestiche o straniere, che sostengono il primo ministro uscente, Viktor Orbán. La disinformazione e la propaganda a sostegno del governo hanno martellato l’opinione pubblica con un messaggio di allarme chiaro e semplice: se vince l’opposizione, il partito Tisza guidato da Péter Magyar, sarà una catastrofe per gli…
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Quella di domenica 12 aprile non sarà un'elezione come le altre. Per la prima volta dopo sedici anni di dominio incontrastato, il sistema di potere di Viktor Orbán vacilla pericolosamente. I sondaggi della vigilia mostrano una svolta che fino a pochi mesi fa appariva impensabile: il partito di governo, Fidesz, è scivolato al secondo posto, superato dalla formazione d'opposizione Tisza, guidata dal 45enne Péter Magyar.
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Bruxelles – Nonostante la tensione che ha caratterizzato le relazioni tra Budapest e Bruxelles in questi sedici anni di governo del primo ministro Viktor Orbán, il 68 per cento degli elettori ungheresi si fida dell’Unione Europea. A rivelarlo è il think tank European Council on Foreign Relations (ECFR), all’interno di un sondaggio che ha interrogato gli ungheresi su una serie di temi che potrebbero rivelarsi cruciali nel determina il voto della competizione elettorale di questo fine settimana: non solo il…
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Bruxelles – In vista delle elezioni in Ungheria di domenica prossima (12 aprile), nell’Unione Europea crescono i timori che il voto non si svolga nel rispetto dei principi di democrazia, libertà ed equità stabiliti dai trattati comunitari. E a metterlo nero su bianco – in una lettera indirizzata alla presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, e al commissario per la Democrazia, la Giustizia, lo Stato di Diritto e la Protezione…
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RAVENNA – Un “gulash party” contro Viktor Orban, per fare del 12 aprile “il 25 aprile dell’Ungheria”. L’associazione “Forza Europa” con alcuni amici della comunità ungherese residenti a Ravenna organizzano infatti una cena speciale in concomitanza con le elezioni in Ungheria. E se il piatto principale non può che essere il “gulash”, l’intento non è gastronomico ma fortemente politico ed “europeista”.
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La visita del vicepresidente americano JD Vance a Budapest per sostenere la campagna elettorale di Viktor Orbán e i legami di quest'ultimo con Mosca hanno sollevato un polverone da entrambi i lati dell'oceano. Bruxelles accusa Washington di ingerenze mentre Vance respinge le accuse e attacca proprio l'Ue (e Kiev). E intanto emergono nuovi legami tra Budapest e Mosca che di ingerenze se ne intende eccome.
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Pochi giorni prima che gli ungheresi votino per le elezioni che vedono sfidarsi il leader storico Viktor Orbán e il candidato dell'opposizione pro-europea Péter Magyar, il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance si è recato in Ungheria per appoggiare Orbán e criticare l'Unione europea. PUBBLICITÀ PUBBLICITÀ In una conferenza stampa al fianco di Orbán, Vance ha fatto una serie di affermazioni sull'Unione europea, accusandola di "cercare di…
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BRUXELLES (BELGIO) (ITALPRESS) – “Trump, Putin e Orbán hanno lo stesso interesse: strangolare la democrazia europea, le nostre economie e il nostro futuro”. Così l’eurodeputato del Pd Alessandro Zan, in un’intervista alla Italpress, riguardo la visita del vicepresidente degli Stati Uniti Vance a sostegno di Orban. “Dal mio punto di vista è molto grave che il presidente degli Stati Uniti parteggi per uno dei candidati, inquinando il dibattito democratico in vista delle elezioni.
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Tre attori che guardano dunque al risultato delle urne del 12 aprile con grande attenzione, provando a influenzare quanto possibile l’esito del voto e partendo da un chiaro elemento fattuale: mai come a queste elezioni politiche, Orbán rischia di perdere la maggioranza, in favore di un avversario più giovane, che è riuscito a intestarsi il fronte di opposizione al premier e al suo partito Fidesz. Il merito di Magyar è infatti quello di aver offerto un volto forte a tutte le formazioni che in questi ultimi anni hanno…
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In Ucraina cominciò così, con i russofoni del Donbass. Ora siamo in Ungheria, dove nella campagna per le elezioni del 12 aprile si è combattuta una battaglia di propaganda senza esclusione di colpi e il governo nazionalista ha giocato la carta tragica della guerra alle porte tirando in ballo pure la minoranza ungherese oltreconfine, in Transcarpazia. Al di là del risultato della sfida tra Viktor Orbán e Péter Magyar la strategia ha già sparso veleno per gli scenari ibridi del futuro.
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Budapest al voto il 12 aprile per le parlamentari che potrebbero essere un bivio storico per il Paese con risvolti determinanti anche in chiave Ue. Il primo ministro affronta una sfida interna senza precedenti: il suo sfidante del partito Tisza è in vantaggio secondo i sondaggi ascolta articolo Il 12 aprile si svolgono le elezioni parlamentari in Ungheria. Molto più del rinnovo dell’Assemblea nazionale, il Parlamento ungherese, il voto si preannuncia come un bivio storico per il Paese con…
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C’è anche un sottinteso italiano, nelle elezioni in Ungheria di domenica prossima. Diranno non solo se la «democrazia illiberale» teorizzata da Viktor Orbán sopravvivrà dopo sedici anni di potere crescente. Faranno capire anche se la nazione più filorussa dell’Unione Europea tornerà nell’alveo delle istituzioni di Bruxelles, o resterà isolata. E, più in generale, se il sovranismo in salsa magiara potrà rimanere la sponda della destra europea, quasi un modello, o segnerà l’inizio di una crisi.
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