Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha dichiarato che l'Ucraina dovrà lottare l'anno prossimo per rafforzare la propria posizione sia militarmente che in vista di eventuali colloqui per porre fine all'invasione russa durata tre anni. "Ogni giorno, nel prossimo anno, io e tutti noi dovremo lottare per un'Ucraina che sia abbastanza forte. Perché solo un'Ucraina di questo tipo è rispettata e ascoltata.
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Se davvero la guerra con la Russia verrà chiusa o congelata, Kiev dovrà rinascere dalle macerie: così 80 anni fa l'Italia ci riuscì (con l'aiuto Usa) Il 2025 sarà l’anno della pace per l’Ucraina? In quest’ultimo scorcio del 2024 tutti la evocano – lo farà questa sera anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel suo messaggio di fine anno – ma nessuno sa esattamente in cosa consisterà.
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Il presidente cinese Xi Jinping ha promesso oggi di promuovere la "pace nel mondo", in un messaggio di Capodanno indirizzato al suo omologo russo Vladimir Putin. Lo riportano i media di Pechino. "Non importa come si evolverà la situazione internazionale: la Cina rimarrà ferma nell'approfondire ulteriormente e in modo completo le riforme e promuovere la pace e lo sviluppo nel mondo", ha affermato Xi citato dall'emittente statale cinese Cctv.
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Il 2025 sarà ancora un altro anno all’insegna dei conflitti (come purtroppo lo sono stati gli ultimi che abbiamo vissuto), o potremo finalmente vedere degli spiragli di pace nel mondo? Ad oggi, le guerre aperte sono numerose e molte di queste peraltro fanno parte della categoria dei conflitti ‘dimenticati’ dall’attenzione di noi occidentali. In un mondo dove la frammentazione e la polarizzazione sembrano in continuo aumento, ci si chiede dunque se sia legittimo essere ottimisti.
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Vladimir Putin è convinto di poter ottenere entro breve la testa di Volodymyr Zelensky. E stavolta, complice un’Europa svogliata, può farcela. Nei giorni di Natale ha scatenato il fuoco contro Kiev da cui sono stati abbattuti almeno venti droni e Kharkiv dove sono rimasti fortunatamente illesi sotto le bombe il nunzio apostolico Visvaldas Kulbokas e il cardinale Konrad Krajewski (l’elemosiniere del papa) che erano lì a celebrare la messa.
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