«Gli americani negoziano con sé stessi!», hanno detto – con una punta di derisione – gli iraniani reagendo alle 15 condizioni di Donald Trump per la pace a Hormuz. C’è una verità: seppur abbiano ricevuto le proposte americane, gli iraniani non vogliono discutere direttamente con la controparte ma attraverso dei mediatori. Si vuole mantenere una certa distanza. Per ora i più accreditati a ricoprire tale ruolo sono l’Oman e il Pakistan
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Guerra Iran, i leader che guidano il caos globale Trump, Netanyahu e gli ayatollah al centro del conflitto L’inizio della guerra. Il 28 febbraio il premier israeliano Benjamin Netanyahu annuncia un’operazione militare preventiva contro l’Iran, sostenuta dagli Stati Uniti. Il presidente americano Donald Trump conferma parlando di un attacco «su larga scala». Poche ore dopo, un raid colpisce Teheran e uccide la Guida suprema Ali Khamenei insieme a membri della sua famiglia e del suo entourage.
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A un mese dall'inizio del conflitto nel Golfo Persico, è possibile effettuare una prima stima dell'andamento della guerra aerea in base alle perdite subite dalle forze statunitensi e israeliane paragonandole a quelle della coalizione durante la Prima Guerra del Golfo nel 1991. Le perdite note L'U.S. Air Force ha perduto tre cacciabombardieri F-15E per fuoco amico, 12 UCAV (Unmanned Combat Air Vehicle) tipo MQ-9 “Reaper”, un…
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Se c’è una lezione da trarre sinora dall’attacco congiunto di Israele e Stati Uniti contro l’Iran è che la supremazia militare non assicura necessariamente la vittoria. Se c’è, il più delle volte si tratta della classica vittoria di Pirro. Molto spesso l’asimmetria di potere (in questo caso evidente e conclamata, per le forze impari in campo) sfocia in un’area grigia, che fa seguito alla proclamazione del trionfo della parte più potente.
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