La minaccia di una nuova crisi energetica legata alle tensioni in Iran mette in allerta i mercati globali, ma l’economia italiana ed europea mostrano oggi una capacità di resistenza superiore rispetto ai decenni passati. Secondo i dati diffusi oggi dall’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani (CPI) e rilanciati dal G7, il “peso” degli idrocarburi sul sistema produttivo nazionale è diminuito drasticamente, riducendo i rischi di una destabilizzazione profonda del ciclo economico
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Anche il G7, nell'ultima riunione, lo ha messo nero su bianco: tra gli effetti della guerra in Iran c'è un possibile shock energetico che rischia di mettere a dura prova la stabilità macroeconomica. Per questo, i sette Grandi si dicono pronti ad "adottare tutte le misure necessarie in stretto coordinamento con i partner" per "preservare la sicurezza del mercato energetico". Non solo: il G7 si spinge oltre…
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Lo stesso sta accadendo con la crisi energetica legata alla guerra in Iran, che ha fatto impennare i prezzi del petrolio e del gas naturale liquefatto (GNL). La Spagna ha ridotto l’IVA sui carburanti e sull’elettricità per le economie domestiche, l’Italia ha tagliato le accise sulla benzina, la Corea del Sud ha imposto un tetto ai prezzi alla pompa e il Giappone sta aumentando la spesa per i sussidi destinati a contenerli.
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.03.2026 – 13.30 – Nello Sri Lanka oggi si fa benzina tramite Fuel Pass con Qr Code associato alla targa. Altre misure emergenziali e restrizioni ai consumi sono già in vigore da giorni nell’Asia Pacifico. Lavorare da casa, evitare gli spostamenti: l’Agenzia internazionale per l’energia, secondo cui a causa della guerra in Iran stiamo ora attraversando la peggiore crisi energetica della storia, ha addirittura pubblicato un decalogo per il risparmio dei combustibili, riaccendendo il dibattito pubblico…
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Lo shock causato dalla nuova Guerra del Golfo potrebbe innescare una crisi economica peggiore di quella del Covid. Lo spettro del piano di austerità del 1973. L’attuale scenario geopolitico sta spingendo il pianeta verso una condizione di emergenza che non si vedeva da oltre mezzo secolo. Il rischio che una nuova austerity diventi realtà è sempre più concreto, con la crisi energetica che morde famiglie e imprese in ogni continente.
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Carburanti alle stelle, il mondo verso una nuova austerity Guerra e blocchi nello Stretto di Hormuz spingono i prezzi Uno shock energetico globale. Il mondo torna a fare i conti con una crisi energetica che richiama scenari del passato. Il conflitto tra Stati Uniti e Israele da un lato e l’Iran dall’altro, insieme al blocco dello Stretto di Hormuz, ha innescato un’impennata dei prezzi dei carburanti.
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Cinquantatré anni dopo, l’austerity torna nelle case e nelle abitudini dei cittadini in tutto il mondo. L’attacco di Usa e Israele all’Iran, lo stop al traffico commerciale nello stretto di Hormuz da parte degli iraniani con migliaia di navi petroliere e gasiere bloccate, i missili sui Paesi produttori di petrolio, Arabia Saudita, Emirati, Qatar hanno fatto schizzare il costo dei carburanti e provocato in tutto il mondo un vero e proprio choc energetico.
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Medio Oriente: è scontro per lo stretto di Hormuz, con Trump che minaccia di annientare le centrali elettriche iraniane se il passaggio non sarà riaperto entro 48 ore, e Teheran che risponde di essere pronta ad attaccare tutte le infrastrutture energetiche degli Usa. La crisi del petrolio colpisce ovunque: dal caro benzina all’aumento dei consumi; cosa dobbiamo aspettarci anche in vista della Pasqua
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