In Israele l'accordo tra Stati Uniti e Iran che dovrebbe essere firmato domani a Lucerna è prevalentemente letto come una sconfitta secca della strategia perseguita da Netanyahu negli ultimi anni, volta alla conservazione del potere attraverso l'aggressione militare e la superiorità strategica nel quadrante mediorientale. Non ci sono dubbi sul fatto che Bibi stia affrontando uno dei momenti politicamente più difficili della sua lunga carriera proprio a pochi mesi dalle elezioni del prossimo autunno.
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Mentre si rendono pubblici i 14 punti dell'accordo Iran-Usa e vediamo Trump e Pezeshkian firmare, riascoltare le parole di Benjamin Netanyahu durante le supposte tregue e sulle sue condizioni per la fine del conflitto con Iran e Hezbollah fa capire come il premier israeliano non sia sulla stessa linea del presidente Usa, per il quale il nuovo piano è un "grande successo". Del resto è proprio Bibi ad aver sottolineato nell'ultima conferenza…
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La guerra tra Israele e Hezbollah ha alterato drasticamente gli equilibri di potere nel nord e ha inferto un duro colpo a Hezbollah, ma non ha sconfitto l’organizzazione. Hezbollah ha perso una parte significativa delle sue capacità, ma conserva ancora una considerevole forza militare, continua a ricostruire il proprio potere e si sta adattando alla nuova realtà. Lo sostiene Sarit Zehavi, direttrice di Alma Center, centro che studia le sfide alla sicurezza di Israele sulla linea settentrionale.
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Il cessate il fuoco che, secondo quanto riferito, sarebbe stato appena concordato tra gli Stati Uniti e l’Iran riflette la disperazione del presidente americano Donald Trump di sfuggire al pantano che lui stesso ha creato. È ormai svanita quella confusa serie di obiettivi che aveva propagandato nei primi giorni della guerra. A quanto pare, tutto ciò che l’amministrazione Trump è riuscita a ottenere nel nuovo accordo è la promessa di riaprire lo stretto di Hormuz, che era già aperto…
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