Si resta sinceramente alquanto stupiti quando s’osservano i tentativi del Vecchio continente – mai così naturalmente questa definizione è andata adagiandosi sull’Europa – d’inscriversi nelle dinamiche del conflitto che sta contrapponendo l’Iran ad Israele e che potrebbe rivelarsi per davvero l’anticamera d’una guerra ancor più mondiale di quanto quella in atto in modo sotteso già non sia. Soprattutto dopo i bombardamenti decisi da Trump ai siti nucleari iraniani.
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Approfondimenti:
La caccia alla guida suprema Ali Khamenei è ormai aperta ma niente è meno sicuro che con la sua scomparsa il regime teocratico crolli. Il governo di Netanyahu ha approfittato della sospensione dei negoziati tra Usa e Iran per attaccare ma nessuno può dire con precisione se tutti i siti nucleari pericolosi siano stati annientati. In realtà nell’operazione israeliana contro Teheran non ci sono certezze: il paese è troppo grande e complesso per poter controllare tutto.
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PUBBLICITÀ La leadership dell'Iran spera di sfruttare il conflitto con Israele come un'opportunità. L'obiettivo delle autorità di Teheran è di rafforzare la retorica nazionalista e mantenere così il potere. Il susseguirsi dei fatti dimostra però che questa guerra può rappresentare un'arma a doppio taglio: da un lato può portare a una mobilitazione popolare; dall'altro rivela una fragilità interna. L'attacco da parte di Tel Aviv, dunque, si rivelerà più probabilmente uno strumento…
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