Alessandro Gonzato 04 dicembre 2024 Anche stavolta sull’autonomia differenziata la sinistra non ha capito nulla. E se qualcuno ha capito qualcosa - magari c’è anche chi le ha lette le 107 pagine del giudizio di legittimità costituzionale – è in malafede. Riassumiamo: era una bufala due settimane fa che la Consulta avesse «raso al suolo» la storica riforma leghista, ed è altrettanto falso che da ieri, in base alle motivazioni addotte dalla stessa Consulta, l’autonomia sia stata «demolita», copyright di Angelo…
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L’ambizione di alcune regioni, Veneto e Liguria in primis, di ascriversi la gestione dei grandi nodi trasportistici presenti sul proprio territorio pare destinata a essere frustrata. La sentenza appena pubblicata con cui la Corte Costituzionale ha smantellato buona parte della legge sull’autonomia differenziata, infatti, ha ribadito che “vi sono delle materie, cui pure si riferisce l’art. 116, terzo comma, Cost.
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Nero su bianco. La Corte Costituzionale ha depositato ieri alla cancelleria le motivazioni della sentenza numero 192, che ha dichiarato illegittimi 7 punti dell'autonomia differenziata, anche nota come legge Calderoli. La decisione accoglie parzialmente i ricorsi presentati da quattro regioni guidate dal centrosinistra – Puglia, Toscana, Campania e Sardegna – ponendo limiti rigorosi al trasferimento di competenze dallo stato alle regioni.
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Il testo è uno, ma le letture sono tante. E diametralmente opposte, tra centrodestra e centrosinistra, sempre più divisi sull'autonomia differenziata. Con qualche distinguo anche all'interno della maggioranza. Luca Zaia, presidente leghista del Veneto, sorride nel video in cui snocciola i numeri del verdetto: «Per esempio la Consulta dice: invece di parlare di "funzioni", dovete dire "specifiche funzioni"; invece di parlare di "materie", o "ambito di materie"…
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Senza una preferenza espressa, i soldi ora andranno perlopiù a iniziative contro la dipendenza. In ballo circa 60 milioni.Nella riunione lampo di ieri il Consiglio dei ministri ha approvato anche una proposta del premier Giorgia Meloni (ma l’idea sarebbe partita dal sottosegretario alla presidenza ...
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Con la sentenza n. 192, pubblicata in data 3 dicembre 2024, la Consulta si è espressa in merito alla Legge 26/06/2024, n. 86, la cosiddetta legge Calderoli, dopo i ricorsi di quattro Regioni: Puglia, Toscana, Sardegna e Campania. La pronuncia, riguardante il giudizio di legittimità costituzionale del provvedimento, definisce con chiarezza la «valenza necessariamente generale ed unitaria» in…
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Il 14 novembre la Corte costituzionale pubblicava un comunicato con cui annunciava di aver deciso le questioni proposte contro la c.d. legge Calderoli n. 86/2024, in materia di autonomia differenziata. I ricorsi le erano stati sottoposti dalle Regioni Puglia, Toscana, Sardegna e Campania. Il comunicato aveva suscitato commenti del seguente tenore: legge fatta a pezzi, smantellata, demolita; riforma da abbandonare; Corte che ha azzerato tutto, avendo detto no all’autonomia.
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L’Italia è “una Repubblica democratica” (art. 1 Costituzione), che “adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento”, ma resta pur sempre “una e indivisibile” (art. 4). C’è voluta la Consulta, che ieri ha depositato le motivazioni della sentenza con la quale lo scorso 14 novembre aveva dichiarato illegittimi alcuni punti della legge sull’Autonomia differenziata, per ricordarlo agli autori della sconsiderata riforma.
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VENEZIA A 19 giorni dal comunicato che ne aveva anticipato il senso, ieri è stata pubblicata la sentenza della Consulta sull’autonomia differenziata, difesa in giudizio da Veneto, Lombardia e Piemonte. Il verdetto si conclude con un elenco di 52 punti: per 14 passaggi della legge Calderoli e del Bilancio 2023 è stata dichiarata «l’illegittimità costituzionale»; delle questioni sollevate da Campania, Puglia, Sardegna e Toscana, 13 sono risultate…
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Le Regioni, allo Stato, potranno sottrarre poche funzioni. È un’autonomia svuotata, del tutto residuale, quella sopravvissuta alla sentenza della Corte Costituzionale. La Consulta ha pubblicato il suo dispositivo. Ben 109 pagine in cui chiude la strada a qualsiasi tentativo presente e futuro di separare i destini di alcuni territori da quelli del resto del Paese, restituendo allo Stato la sua piena centralità.
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All’indomani della lettura delle motivazioni con cui la Consulta ha smontato buona parte della riforma sull’Autonomia differenziata, una cosa appare certa, tanto in maggioranza quanto tra le opposizioni: per leggere la versione “riveduta e corretta” del ddl Calderoli ci vorrà tempo. Quanto? Difficile dirlo. Quasi impossibile però che se ne riparli prima della fine dell’anno prossimo. E il motivo , oltre che tecnico (vanno riviste innanzitutto le…
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ROMA — Non si trasferiscono pacchetti di materie ma «solo funzioni», e solo dopo «rigorose istruttorie» che ne mostrino «i vantaggi». Non potranno essere affidati alle Regioni settori nevralgici: dall’energia al commercio estero, dalle politiche ambientali alle reti di trasporto, compresi porti e aeroporti. Né si potranno toccare «le norme generali sull’istruzione», portatrici di «una valenza uni…
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VENEZIA — «Mi sembra tutt’altro che una sconfitta. La Corte è stata molto chiara. Non solo non boccia la legge Calderoli ma per ben 25 volte giudica infondate le osservazioni e per altre 13 inammissibili». Per Luca Zaia, governatore del Veneto, ancora un corpo a corpo in difesa della riforma dell’autonomia differenziata. Presidente Zaia, resta ben poco dell’impianto con le 23 materie che lei era …
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Se serviva una conferma che la legge sulle autonomie differenziate – pilastro, insieme al premierato e alla separazione delle carriere dei magistrati, del programma politico del destra-centro – è stata scritta male, anzi malissimo, perfino peggio della famosa riforma del Titolo V del centrosinistra che l’attuale presidente della Corte costituzionale, il costituzionalista Barbera, definì «sgangherata», è arrivata ieri con le motivazioni della sentenza 192/2024.
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ROMA. In oltre 160 pagine sono racchiuse le motivazioni, depositate ieri, della sentenza con cui la Consulta lo scorso 14 novembre aveva evidenziato la parziale incostituzionalità della legge sull’autonomia differenziata delle Regioni proposta dal ministro leghista Roberto Calderoli. La Corte quindi ha accolto in parte i ricorsi delle quattro Regioni guidate dal centrosinistra (Campania, Puglia, …
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