"L'offensiva militare israeliana contro l'Iran non è ancora conclusa". È l'avvertimento lanciato ieri dal primo ministro Benjamin Netanyahu, pronunciato durante una visita al Centro nazionale delle operazioni di emergenza sanitaria. A riportarlo è il Times of Israel. Bibi ha poi proseguito: "Con l'operazione in corso stiamo rompendo le loro ossa e non abbiamo ancora finito". E ancora: "Far crollare il regime è nelle mani del popolo…
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È un contesto quasi surreale quello in cui Netanyahu dice agli iraniani che “l’aiuto è arrivato”. Come può un leader che ha trasformato Gaza in un deserto di fame e disperazione presentarsi come il faro della liberazione per un altro popolo? La sua figura appare oggi sfrenata, priva di una strategia diplomatica e chiusa in una logica di scontro perenne. Rivolgersi all’Iran chiedendo una rivolta democratica, dopo aver ignorato ogni appello internazionale alla moderazione a Gaza, appare come…
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Le immagini condivise sui social media mercoledì (11 marzo) hanno mostrato danni significativi agli edifici e ai veicoli a Teheran a seguito di un presunto attacco, mentre le tensioni continuano a crescere nel conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran. I video mostrano veicoli carbonizzati, macerie sparse per le strade, fumo che si alza e edifici danneggiati. La folla si è radunata sul posto per osservare la distruzione e ispezionare le macerie.
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''L'operazione guidata dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump e dal primo ministro Benjamin Netanyahu continuerà senza limiti di tempo, finché non raggiungeremo tutti gli obiettivi e non vinceremo la campagna". Lo ha affermato il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, a seguito di una valutazione della situazione tenutasi nel quartier generale della Difesa, insieme al capo di stato maggiore, il capo dell'intelligence militare e il capo del comando del fronte interno, tra gli altri.
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La guerra in Iran continua a dividere la stampa araba. Da un lato chi pensa che il regime di Teheran sia “più debole di una ragnatela”, dall’altro chi sostiene che i satelliti russi e cinesi starebbero fornendo agli ayatollah l’intelligence per colpire gli Usa, trasformando il conflitto in Medio Oriente “nell’Ucraina di Trump”. La terza puntata della rubrica “Rai al Arab”, che in arabo significa “l’opinione degli arabi”, raccoglie i punti di vista più interessanti dai…
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A pochi giorni dall’inizio della guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran, il conflitto ha assunto una forma militare ben precisa: bombardamenti strategici, attacchi missilistici e raid aerei mirati contro infrastrutture militari, sistemi di difesa e centri di comando della Repubblica Islamica. La guerra, almeno per ora, si combatte prevalentemente nel cielo del Medio Oriente. L’amministrazione statunitense guidata da Donald Trump sembra convinta che questa strategia sia sufficiente.
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Edifici distrutti a Teheran, più di 1.300 morti da inizio guerra Iran 10 marzo 2026 Roma, 10 mar. - Immagini diffuse dalla Mezzaluna Rossa iraniana mostrano la distruzione di edifici a Resalat, un distretto nella parte orientale di Teheran, causati (secondo l'organizzazione) dagli attacchi aerei israelo-americani, mentre - afferma il governo iraniano - il numero di persone uccise in Iran dall'inizio della guerra ha superato quota 1.332, tra di loro 206 donne e bambini.
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Dieci giorni dopo l’inizio del conflitto contro l’Iran non è ancora tempo di bilanci. È possibile, invece, mettere in fila ciò che sappiamo e cosa resta ancora incerto. Se intendiamo privilegiare la realtà, piuttosto che le urgenze morali o le pulsioni ideali, dobbiamo partire da una considerazione banale: la guerra c’è e a combatterla, contro uno dei regimi più illiberali e criminali del mondo, sono Paesi che appartengono al nostro sistema di alleanze.
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Il 28 febbraio 2026 gli Stati Uniti e Israele lanciano un "attacco preventivo" all'Iran contro obiettivi militari e uffici politici. Un'operazione arrivata dopo settimane di tensioni, durante le quali il presidente americano Donald Trump aveva minacciato un'azione militare contro Teheran per il suo programma nucleare e la sanguinosa repressione delle proteste. Dopo 24 ore di raid viene annunciata la morte della Guida suprema Ali Khamenei
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