In tempi difficili per il mondo ci sono notizie che schiudono spiragli di speranza. Il fatto che la scorsa settimana, in Ungheria, quasi l’ottanta per cento dell’elettorato si sia recato alle urne — la più alta affluenza nella storia del paese dopo la caduta del comunismo — e abbia deciso di interrompere sedici anni di governo autoritario di Viktor Orbán è una di queste. Una risposta civile, silenziosa e clamorosa insieme, a un sistema che…
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La prima notizia è che in Ungheria è finita la «democrazia cristiana illiberale» di Viktor Orbán, come lui stesso la chiamava. Sedici anni di potere usati per piegare alla volontà del premier (e degli amici) il sistema giudiziario, i media e l'amministrazione pubblica. In più oppositori controllati e minoranze perseguitate. La seconda notizia è che Péter Magyar, il nuovo primo ministro, non solo era un fedelissimo di Orbàn, ma la sua ascesa politica è accompagnata dai veleni di un matrimonio finito con un’avvocata cresciuta a…
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La sacra corona e il sacro mercato: sono questi i due poli di attrazione della nuova èra ungherese a guida di Péter Magyar, abbastanza astuto politicamente da riuscire a evocare in un sol colpo e in una sola operazione i retaggi di orgoglio nazionalista ungherese, i sogni di un governo borghese lasciati traditi da Fidesz e il mito della managerialità efficiente necessario a sbloccare tanto il consenso europeista quanto la borsa dell’Ue.
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Ascolta la versione audio dell'articolo 2' di lettura English Version Translated by AI. For feedback, please contact [email protected] Il vincitore delle elezioni ungheresi Peter Magyar, che ha sconfitto Viktor Orban alle urne e che il mese prossimo sarà ufficialmente il primo ministro di Budapest, nel corso di una conferenza stampa ha annunciato i primi nomi dei ministri del suo governo. Magyar è pronto a confermare Anita Orbán (non…
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In fondo, il controllo dell’informazione di stato non ha salvato Orban dalla sconfitta elettorale, ma il silenzio potrebbe offrire a Magyar la possibilità di nascondere i suoi errori futuri. Ormai tutti lo sanno, l’informazione è diventata comunicazione di potere, un sistema mediatico che i leader illiberali – di ieri e di oggi – hanno costruito per trasformare le notizie in un’arma. L’esempio più recente e fragoroso…
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