Il mondo finanziario guarda con crescente preoccupazione ai mercati azionari americani, dove le azioni tecnologiche stanno mostrando segni di cedimento dopo anni di crescita apparentemente inarrestabile. L'euforia che ha accompagnato gli investimenti nell'intelligenza artificiale potrebbe trasformarsi rapidamente in una vera e propria débâcle, con scenari che ricordano pericolosamente lo scoppio della bolla delle dot-com agli inizi del nuovo millennio.
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È bolla o non bolla? Che bolla è? No, non sto parlando di pericolose punture di insetti ma di Sam Altman, l’uomo che ha reso ChatGPT una parola da bar, oggi pure vostra sa cosa è ChatGPT, e magati la usa. Sam ha detto chiaramente che siamo in una bolla, e appena lo dice uno che raccoglie miliardi dagli investitori, non è un insulto: è una constatazione, e al contempo può creare anche del panico nei mercati.
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Gli Usa a capofitto in una speculazione con troppi miliardi investiti per risultati ancora oscuri. Persino Sam Altman (Open Ai) dice: «Qualcuno perderà fenomenali quantità di denaro». Da il manifesto Nel dibattito sulle prospettive dell’intelligenza artificiale come tecnologia rivoluzionaria e locomotiva economica, le dichiarazioni di Sam Altman sono piovute come una doccia fredda. Sulla carta Altman, amministratore di Open Ai…
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Nel dibattito sulle prospettive dell’intelligenza artificiale come tecnologia rivoluzionaria e locomotiva economica, le dichiarazioni di Sam Altman sono piovute come una doccia fredda. Sulla carta Altman, amministratore di Open Ai, avrebbe ogni interesse a promuovere l’ottimismo; invece, in un recente incontro con la stampa ha detto: «Siamo in una fase in cui gli investitori sono potenzialmente sovraeccitati riguardo la Ai? Io credo di sì».
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A quanto pare le imprese non stanno utilizzando veramente bene le innovazioni rese possibili dall'Intelligenza artificiale. E forse per noi umani è anche meglio che le cose vadano così. Certo è che il rapporto del MIT "State of AI in Business 2025" fa una certa impressione: la stragrandissima maggioranza delle aziende che stanno operando ora nel campo dell&…
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I colossi tecnologici statunitensi legati all’intelligenza artificiale (IA) hanno vissuto un 2025 dalle forti oscillazioni. Dopo mesi di entusiasmo, che avevano spinto l’indice Nasdaq in rialzo di oltre il 50% dai minimi di aprile e riportato titoli come Nvidia e Palantir a guadagni rispettivamente del 30% e del 100% da inizio anno, il settore ha improvvisamente rallentato. Lo sottolinea Giacomo Calef, country head Italia di NS Partners Un rally eccezionale seguito da uno scivolone Nelle ultime…
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Dopo Ferragosto le borse americane si sono prese una pausa dal rally che ha consentito ai listini di aggiornare i record storici nella prima metà del mese. Fin qui, niente di sospetto. L’S&P 500 ha recuperato ampiamente dopo la brusca correzione accusata in primavera, guadagnando circa il 30% dal minimo toccato a inizio aprile 2025. Ma la debolezza con cui l’indice ha iniziato la seconda metà di agosto, con sei sedute consecutive…
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Dopo mesi di rally, dai titoli tecnologici statunitensi inizia ad arrivare qualche campanello di allarme. Secondo Giacomo Calef, country head Italia di NS Partners, questa fase di consolidamento non sorprende: “le valutazioni avevano toccato livelli difficili da giustificare nel breve periodo. Una correzione era quasi fisiologica dopo mesi di euforia”. Azioni Tech USA: valutazioni ai massimi e rischio di bolla Il vero nodo resta quello delle valutazioni.
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Country head Italia di NS Partners - ha analizzato l'andamento dei titoli dei colossi tecnologici statunitensi legati all’intelligenza artificiale (IA) nel corso del 2025. Nel dettaglio, l'esperto ha segnalato che, dopo mesi di entusiasmo, che avevano spinto l’indice Nasdaq in rialzo di oltre il 50% dai minimi di aprile e riportato titoli come NVIDIA e Palantir a guadagni rispettivamente del 30% e del 100% da inizio anno, il settore ha improvvisamente…
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Il nodo centrale, sottolinea Calef, resta quello delle valutazioni. Nel 2025 la crescita degli indici era stata sostenuta dagli utili, ma di recente i multipli hanno ricominciato a salire. Alcune big tech, come Meta, stanno inoltre riducendo la propria liquidità, sollevando dubbi tra gli investitori: se il cash venisse assorbito dalle spese in IA senza ritorni adeguati, il rischio è che aziende ad alta redditività si trasformino in realtà capital intensive con margini più bassi e maggiore…
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Il vero costo dell'intelligenza artificiale per le aziende non si nasconde nella fase di sviluppo dei modelli, ma si manifesta ogni giorno nelle operazioni quotidiane. Mentre i riflettori rimangono puntati sui grandi modelli linguistici come GPT-5 di OpenAI o Gemini 2.5 di Google, la realtà economica delle imprese racconta una storia diversa: è l'utilizzo pratico di questi strumenti a determinare l'impatto sul bilancio.
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La corsa all’AI è ormai a pieno ritmo, ma a quanto pare sono (ancora?) pochissime le aziende che riescono a capitalizzare: un rapporto del progetto NANDA (Networked Agents and Decentralized AI) del MIT evidenzia come il 95% delle iniziative di integrazione e programmi piloti relativi all’AI non produca alcun ritorno sensibile in termini di profitti. I ricercatori hanno tratto queste conclusioni intervistando 150 alti dirigenti, conducendo un sondaggio tra 350 dipendenti e analizzando i…
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La metafora usata su X da Sam Altman sul fast fashion delle piattaforme SaaS - acronimo di Software as a service - non è solo una boutade da social media: è il manifesto di una trasformazione che ridefinirà il modo in cui pensiamo all'innovazione dell'intelligenza artificiale. Il tweet dell'amministratore delegato di OpenAI si inserisce in una serie di dichiarazioni che sembrano preparare il terreno per GPT-5, facendo parte di una strategia di comunicazione sempre più intensa.
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Spesso nelle sale operative dei broker si aspetta una buona ragione per correggere il tiro, quando il clima si surriscalda. Era successo con DeepSeek, qualche mese fa. Sta succedendo ora che il Mit di Boston ha rilasciato uno studio, basato su qualche centinaio di interviste a manager e lavoratori, per il quale solo il 5% di programmi d’investimento delle imprese in IA generativa sta creando valo…
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Nonostante investimenti compresi tra 30 e 40 miliardi di dollari da parte delle imprese, il 95% dei progetti di intelligenza artificiale generativa (GenAI) non produce alcun impatto concreto sui conti aziendali. È quanto emerge dal rapporto “State of AI in Business 2025” , elaborato dal team di ricerca Mit Nanda (Networked Agents and Decentralized AI) su oltre 300 iniziative AI, 52 interviste aziendali e 153 questionari raccolti in conferenze di settore.
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