Petrolio alle stelle e guerra in Iran: i prezzi dei voli aumentano fino al 100% sulle rotte intercontinentali. Ecco quali sono le più colpite Sarà un’estate calda per chi intende prendere un aereo e andare in vacanza lontano. Con il petrolio che supera i 100–120 dollari al barile, il carburante degli aerei – il jet fuel – sta salendo a 1.500 dollari per tonnellata (più 116% rispetto ad un anno fa) e questi rincari si riflettono sulle tariffe dei biglietti aerei.
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Le tensioni in Medio Oriente stanno iniziando ad avere un impatto diretto sul traffico aereo internazionale, con ripercussioni concrete su rotte e collegamenti. Tra le compagnie che hanno già adottato misure correttive c’è Cebu Pacific, che ha annunciato una revisione della propria rete di voli a causa dell’aumento dei costi del carburante e dell’incertezza sui mercati globali. Con una nota ufficiale diffusa il 23 marzo, la compagnia ha comunicato una serie di…
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Ascolta la versione audio dell'articolo 4' di lettura English Version Translated by AI. For feedback, please contact [email protected] Tra cambi di prenotazioni, redistribuzione della capacità verso le destinazioni europee, coperture contro il caro-carburante e aumenti dei prezzi dei biglietti, le compagnie low cost cercano di resistere alla crisi Medio Orientale e all’impatto delle quotazioni del jet fuel quasi raddoppiate dall’inizio della guerra nel Golfo il 28 febbraio.
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A complicare le cose, dicevamo, il contesto attuale. La guerra lanciata da Israele e Stati Uniti contro l'Iran ha raddoppiato il prezzo del cherosene, con Air Baltic che aveva precedentemente coperto solo un decimo del fabbisogno annuale tramite il cosiddetto hedging, ovvero effettuando acquisti di cherosene in anticipo. Presto, di riflesso, l'aumento dei costi del carburante si rifletterà sul conto economico del vettore
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