Mohsen Makhmalbaf, Teheran, 1957, è uno degli artisti iraniani costretti a vivere lontani dal loro paese. Regista, sceneggiatore, produttore, esponente di spicco del cinema iraniano, a causa del suo impegno politico e civile e la sua opposizione al regime, dal 2005 è a Londra, dove continua a seguire attivamente gli avvicendamenti politici del suo paese. I suoi film e i suoi libri, premiati e conosciuti in tutto il mondo, sono banditi da tutte le biblioteche o cinema di Teheran.
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Il regista dissidente iraniano Jafar Panahi, Palma d'Oro all'ultimo festival di Cannes con A simple accident, racconta sui social l’impossibilità di rientrare in Iran. "Due settimane fa sono stato invitato al Sydney Film Festival – ha postato su Instagram –la guerra è iniziata pochi giorni fa e da quel giorno, ho cercato un modo per tornare a casa, dalla mia famiglia e soprattutto da mia madre. La chiusura delle frontiere aeree e terrestri mi ha di fatto intrappolato…
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Il regista dissidente iraniano Jafar Panahi, Palma d'Oro all'ultimo festival di Cannes con A simple accident, racconta sui social l’impossibilità di rientrare in Iran. "Due settimane fa sono stato invitato al Sydney Film Festival – ha postato su Instagram –la guerra è iniziata pochi giorni fa e da quel giorno, ho cercato un modo per tornare a casa, dalla mia famiglia e soprattutto da mia madre. La chiusura delle frontiere aeree e terrestri mi ha di fatto…
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"Due settimane fa sono stato invitato al Sydney Film Festival. La guerra è iniziata pochi giorni fa. Da quel giorno, ho cercato un modo per tornare a casa, dalla mia famiglia e soprattutto da mia madre. La chiusura delle frontiere aeree e terrestri mi ha di fatto intrappolato fuori dalla mia patria. Ho fatto del mio meglio per tornare, ma è stato inutile. Tuttavia, ci riproverò". Lo scrive sui social il regista dissidente iraniano Jafar Panahi, Palma d'Oro all'ultimo festival di Cannes con A…
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PUBBLICITÀ Svegliarsi con le finestre in frantumi e il suono delle esplosioni. Così Shima Vezvaei, giornalista e attivista iraniana di Teheran, descrive a Euronews la notte del primo attacco israeliano sul territorio iraniano di giovedì scorso. “Penso che ciò su cui tutti possano concordare in Iran è che vogliamo ci sia una de-escalation – spiega Vezvaei – anche se ci sono opinioni diverse persino sul significato di difesa”.
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Twitter WhatsApp Facebook LinkedIn Email Print di Clara Hage (Pagine Esteri pubblica solo una parte dell’intervista tradotta in italiano che potete leggere in forma completa al seguente link dell’Orient Today) L’obiettivo dichiarato di Israele è quello di “impedire” all’Iran di acquisire armi nucleari, ma la portata della sua offensiva e gli obiettivi che sta attaccando, nel contesto di quella che è già stata definita la guerra tra Israele e Iran, rivelano la sua vera intenzione: un cambio di regime in…
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Le tensioni tra Iran e Israele continuano. I due Paesi si scambiano incessantemente attacchi missilistici, alimentando il rischio di un conflitto su larga scala. Tel Aviv, sostenuta dagli Stati Uniti sotto la presidenza Trump, ha annunciato di aver distrutto un terzo dei…
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Iran: non sempre basta abbattere i tiranni per portare la democrazia Israele vuole uccide Khamenei. Ma la storia insegna che per esportare la democrazia serve ben altro. Sul fine vita mediazione in corso tra Vaticano e Stato italiano. Una buona legge per la Cei è necessaria ma da sola non basta. Nel mondo è l'ora dei centimiliardari: così diventano realtà i "fantastiliardi" di zio Paperone
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Dal momento in cui è iniziata la guerra tra Israele e Iran l'espressione più utilizzata nel dibattito è stata una sola: regime change, cambio di regime. Un auspicio per alcuni, un pericolo per altri con vari scenari sul tavolo che vanno dalla destituzione del regime khomeinista e la nascita di un nuovo governo magari con il ritorno del figlio dello Scià Reza Pahlavi, al rischio di un vuoto di potere con un Iran nel caos e una destabilizzazione di tutta l'area fino ad arrivare alla nascita di un nuovo governo ancor più radicale…
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Sulla guerra Iran-Israele (e Stati Uniti) cominciano a circolare le notizie più disparate, ma forse anche fondate, tra queste – come sostengono settori dell’intelligence americana – che l’Iran è lontano anni da una bomba nucleare. Ma ci sono anche mitologie ricorrenti come quella del cambio di regime come vorrebbe il premier israeliano Netanyahu. Il quale per altro non è chiaro se abbia i mezzi per farlo.
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Riportiamo di seguito l’appello lanciato dal movimento iraniano “Donna, Vita, Libertà”. Link per firmare. Come cittadine e cittadini iraniani costretti a vivere fuori dall’Iran, ma per questo liberi di parlare a volto scoperto senza temere persecuzioni e arresti, vogliamo lanciare un appello urgente alla comunità internazionale affinché fermi gli attacchi contro le città iraniane da parte di Benjamin Netanyahu, accusato dalla Corte dell’Aja di crimini di guerra nei confronti della popolazione…
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Il ministro degli esteri Araghchi e il presidente Pezeshkian aprono ancora una volta alla strada del negoziato. Per farlo, gli ayatollah guardano alla Russia e ai sauditi: in gioco c’è la stessa sopravvivenza della Repubblica islamica L’Iran s’interroga sul come uscire dalla morsa del “Leone risorto”. La reazione all’attacco israeliano non è tale da poterla allentare. Ipotecata com’è dalla perdita di controllo dello spazio aereo e dall’efficacia dei sistema di difesa nemici, fattori decisivi in una guerra che ha…
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Il regime change, vale a dire il mutamento del regime di uno o più dei contendenti, è un obiettivo del tutto legittimo di qualsiasi guerra fra stati. Eliminare chi ha reso inevitabile lo scontro armato non serve soltanto a porre fine a quello scontro, ma anche a rendere meno probabili scontri successivi. In effetti, il regime change è sempre stato, più o meno palesemente, uno, non il minore, degli obiettivi perseguiti.
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ROMA (ITALPRESS) – L’operazione israeliana “Rising Lion”, lanciata il 13 giugno contro l’Iran per bloccare, nelle intenzioni di Tel Aviv, lo sviluppo dell’arma atomica e l’arsenale missilistico iraniano, sembra avere come obiettivo quello di destabilizzare il regime degli ayatollah, scopo condiviso con Washington. Tuttavia, non è chiaro se vi siano effettivamente le condizioni per un “regime change” in Iran e qualora avvenisse il rischio è di creare una voragine…
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Mi chiamo Pouria Nouri, sono un documentarista con base a Teheran, la capitale dell'Iran — una città che, negli ultimi giorni, è improvvisamente e inaspettatamente entrata in uno stato di guerra che nessuno aveva previsto. Tutto è iniziato nelle prime ore del 13 giugno. Sono stato svegliato di soprassalto dal suono di una massiccia esplosione che ha fatto tremare le pareti di casa mia. Qualche ora dopo, controllando le notizie, abbiamo appreso…
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Un Messaggio di Resistenza da Cannes Il regista iraniano Jafar Panahi, famoso per la sua ferma opposizione al regime di Teheran, ha colto l’occasione del festival di Cannes 2025 per lanciare un forte appello. Durante la cerimonia di assegnazione della Palma d’Oro per il suo film A Simple Accident, ha messo in evidenza la lotta per la libertà nel suo paese e il potere del cinema come spazio di espressione e resistenza.
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Bruxelles – Non accenna ad arrestarsi la deriva autoritaria in Georgia, dove il partito di governo filorusso sta smantellando la democrazia a suon di leggi liberticide e repressione. Mentre la popolazione, una delle più europeiste tra quelle dei Paesi candidati all’ingresso in Ue, continua a scendere in piazza dallo scorso autunno, si moltiplicano gli appelli rivolti ai vertici comunitari dalla società civile e dalle forze politiche…
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Dall’inviato a Strasburgo – I principali gruppi politici in Parlamento, quelli tradizionalmente più intrisi di europeismi, spingono per un confronto deciso e muscolare con la Russia, mentre le forze più euro-scettiche invitano a restare ancorati al progetto di pace dei padri fondatori: il dibattito d’Aula sul vertice dei leader della Nato produce un testa-coda politico non indifferente, con ruoli che si scambiano e…
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