Se qualcuno dice che sta piovendo, e qualcun altro dice che c’è il sole, il compito del giornalismo è riportare entrambe le opinioni oppure affacciarsi alla finestra, vedere se piove o no e, nel caso in cui stia piovendo, scrivere: sta piovendo? Forse è stato questo il più grande dibattito che ha preceduto le ormai imminenti elezioni americane: i giornali e i giornalisti possono o no fare aperti …
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Quando si dice avere il complesso di essere fra gli uomini più ricchi del mondo nonché molto potenti, oltre che convinti, se sono anche editori (impuri), che in politica non si debbano dare consigli. È il ritratto sintetico di Jeff Bezos, fondatore e proprietario del gigante Amazon e da alcuni anni improprio editore di quello che è stato il giornale più importante degli Usa, più potente perfino del New York Times, cioè The Washington Post
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Si può fare anche un’ipotesi “ingenua” sulla decisione dell’editore Jeff Bezos di impedire ai giornalisti del Washington Post di fare il loro endorsement per Kamala Harris. L’ipotesi è questa: non lo ha fatto per convenienza economica, per mettere al riparo i suoi interessi personali nel caso di una vittoria di Trump. Lo ha fatto perché crede veramente nella neutralità dell’informazione e ritien…
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Endorsement, il termine inglese-americano è talmente in voga da essere entrato ormai anche nell’uso degli italiani. Questa «indicazione di voto», o appoggio a un candidato, è al centro di una tempesta recente che ha investito due giornali fra i più antichi, con un passato glorioso alle spalle. The Washington Post e The Los Angeles Times, sulle due coste, hanno fatto uno strappo alla regola (recente) di dichiarare il proprio sostegno a un candidato alla presidenza con un editoriale della…
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Corrado Ocone 31 ottobre 2024 Il sostegno ad uno dei candidati all’elezione presidenziale è una vecchia tradizione della stampa americana. Il New York Times, il più importante giornale d’Oltreoceano, nel 1860 si schierò, ad esempio, con Abram Lincoln, dato per sfavorito. E fu forse anche grazie all’appoggio del giornale che colui che avrebbe salvato il Paese dalla secessione risultò vincitore nelle urne.
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Il concetto di fondo l'abbia già espresso nel titolo: Jeff Bezos non ha ragione, ma anche i suoi critici hanno torto. Da quando, qualche giorno fa, il proprietario di Amazon, il secondo uomo più ricco del mondo e proprietario del Washington Post, ha deciso di spiegare di suo pugno perché in queste elezioni il quotidiano non avrebbe fatto un endorsement per nessuno dei due candidati alla presidenza statunitense, tutto il mondo liberal ha gridato al sacrilegio.
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Nella guerra degli endorsement, alla fine deve scendere in campo il peso massimo. L’ipermiliardario Jeff Bezos ha pubblicato sul suo Washington Post un editoriale che finalmente spiega perché ha bloccato l’editoriale che avrebbe dovuto appoggiare Harris contro Trump nella corsa alla Casa Bianca, e perché l’ha fatto proprio lo stesso giorno in cui il chief executive della sempre sua Blue Origin (industria aerospaziale, grandi commesse pubbliche) avrebbe incontrato Donald Trump
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È una rivolta senza precedenti quella dei lettori del Washington Post letteralmente indignati dal mancato endorsement della storica testata per la candidata democratica Kamala Harris. La linea “neutrale” tracciata venerdì scorso dal direttore William Lewis e dal proprietario Jeff Bezos, oltre ad aver sconcertato la redazione, sta provocando una fuga di massa dal quotidiano noto nel mondo per l’inchiesta del watergate: in soli tre giorni sono infatti 250mila gli abbonamenti stracciati, circa il…
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Il Washington Post veste i panni della neutralità. Per la prima volta nella sua storia, il giornale del miliardario Jeff Bezos ha deciso di non esprimere il suo sostegno a uno dei due candidati alle presidenziali degli Stati Uniti. Il mancato endorsement (sostegno, appunto) al futuro inquilino della Casa Bianca ha innescato una corsa dei lettori a disdire gli abbonamenti: in pochi giorni ne sono stati cancellati 250mila, una cifra notevole…
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Jeff Bezos ha deciso che il giornale di sua proprietà, The Washington Post, non darà più endorsement presidenziali, interrompendo una tradizione che andava avanti da decenni. Questo da subito, bloccando l’editoriale già pronto a sostegno della candidata democratica Kamala Harris. Analizzando la storia del Washington Post e alcune notizie recenti relative al candidato opposto alla Harris, Donald Trump, le motivazioni di una decisione del genere…
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La storia del Washington Post – del suo editore Jeff Bezos, proprietario di Amazon, che vieta il tradizionale endorsement, stavolta in favore di Kamala Harris, e dei suoi columnist che lo criticano severamente – è una storia americana, con peculiarità americane, sfumature americane, ed è difficile da qui comprenderne le dinamiche e venirne a capo. Il dibattito però è ardente: se Bezos in dirittura d’arrivo abbia voluto tendere la mano a Donald Trump, se gli eccessi degli ultimi tempi abbiano fiaccato la credibilità del giornale, visto ormai come parte in causa.
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Emicrania, giocare d’anticipo con atogepant La molecola si lega al recettore del Cgrp, ovvero del peptide correlato al gene della... Dall’uva un aiuto per i diabetici Il taurisolo, miscela di polifenoli estratta dalle vinacce dell’uva di Aglianico... Prostata, una nuova tecnica contro i problemi urinari iTind è un dispositivo temporaneo per migliorare i fastidiosi sintomi urinari... Philip Morris, 10 anni di Iqos: in Italia investimenti per 2,5 miliardi nella…
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La decisione di Jeff Bezos, proprietario del Washington Post, di interrompere la tradizione degli endorsement presidenziali è già costata al giornale più di 200mila abbonamenti. A rivelarlo è l’informatissima National Public Radio, secondo cui la fuga degli abbonati – aggiornata alla mezzanotte di lunedì – ammontava già a circa l'8% …
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Il miliardario, editore della testata, cerca di allontanare i sospetti di un no dettato da uno scambio di favori con Trump, parlando di una scelta di neutralità per ridare credibilità al giornale. Anche se forse, lascia intendere, mal pianificata nelle tempistiche. Ma intanto continua la fuga di lettori Nessuno scambio con Donald Trump, ma una scelta dettata dalla volontà di recuperare la credibilità del giornale.
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Il miliardario e proprietario del Washington Post Jeff Bezos ha difeso la decisione del giornale di non appoggiare nessun candidato alle presidenziali, una mossa che ha scatenato forti reazioni: dimissioni del personale e 200mila persone avrebbero cancellato il loro abbonamento digitale. Fatti principali In un editoriale per il giornale, Jeff Bezos ha scritto che gli endorsement presidenziali “non fanno nulla per far pendere…
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