– Sono oltre 180 i costituzionalisti che hanno firmato un appello contro la riforma sul Premierato, sposando la posizione già espressa dalla senatrice Liliana Segre. Nel documento, pubblicato su Articolo21. org, si denunciano i “possibili pericoli” del ddl Casellati, che torna in Aula oggi al Senato, per l'ultimo atto (dichiarazioni di voto e voto finale) prima del passaggio alla Camera, dopo settimane di polemiche e risse sfiorate.
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Oggi pomeriggio attorno alle 17,30 il Senato avrà approvato in prima lettura la riforma che introduce in Costituzione il principio dell’elezione diretta del presidente del Consiglio, mentre alla stessa ora alla Camera riprenderanno le votazioni all’articolo 2 del ddl sull’autonomia differenziata, provvedimento che potrebbe essere approvato in via definitiva giovedì prossimo. Probabilmente la chiave di lettura politica complessiva più centrata di entrambe le riforme l’ha data il senatore del Pd Filippo Sensi, che…
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Il cammino legislativo della riforma costituzionale cd del "Premierato" avanza a ritmo serrato con l'approvazione dell'art 5 e dell'emendamento all' articolo 7 del ddl. Di riflesso a quanto... Leggi tutta la notizia
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Premierato, autonomia differenziata, separazione delle carriere dei magistrati. Ciascuna delle tre riforme partorite dal governo – una per ogni partito della maggioranza – ha di per sé la capacità di modificare profondamente gli equilibri istituzionali della Repubblica. Anche quella che si presenta formalmente più circoscritta – la separazione delle carriere – va a incidere su uno snodo cruciale della nostra democrazia.
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«Lo scontro sul premierato oggi è radicale, questo spiega perché l’intervento della senatrice Liliana Segre non ha avuto risposta, però a seguito di quell’intervento c’è adesso un appello di 160 costituzionalisti, quindi non è sola». Così Gustavo Zagrebelsky all’Arena del Sole, durante l’incontro “Libri e idee in difesa della democrazia”, con Elena Cattaneo, Simonetta Fiori, moderati dal vicedire…
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Con la riforma del Premierato il centrodestra vuole mettere definitivamente fine all’epoca in cui i presidenti del Consiglio si recavano in Parlamento avendo paura del giudizio dei rappresentanti del popolo. Finisce la possibilità che un premier possa cambiare linea politica respirando quanto avviene nelle Camere. Camera e Senato diventeranno la claque di Giorgia. Ogni venuta in Parlamento sarà un trionfo del premier, che verrà a parlare alla sua tifoseria pronta a riempirla di applausi.
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«Si stanno mettendo nei guai da soli, come capitò a noi con la modifica del titolo V della Costituzione». Così parlò Franceschini, che non sarà Zarathustra ma appena apre bocca suscita l’attenzione di alleati e avversari. Tutti nel Palazzo vogliono sapere cosa dice per capire cosa pensa. Esercizio molto difficile. Stavolta, per restare a quanto riferito da alcuni senatori del Pd, l’ex ministro si è soffermato soprattutto sulla riforma presentata da Meloni.
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BOLOGNA – Col premierato «abbiamo inventato un regime assoluto». Lo dice il politologo Carlo Galli, aprendo l’incontro “Riforme, il premierato della discordia”, nella sala Thierry Salmon dell’Arena del Sole. Assieme a Ottavia Giustetti e all’editorialista di Repubblica Stefano Folli, la riforma voluta dal governo Meloni diventa appunto la riforma “della discordia” perché destinata a scombinare gli equilibri su cui si regge lo Stato…
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Così il politologo Carlo Galli e l’editorialista di Repubblica, Stefano Folli, hanno commentato la legge elettorale sul premierato dal palco di RepIdee di Bologna. “L’attuale parlamento zoppica da diverso tempo e l’attuale destra vuole dargli il colpo di grazia. Lo hanno detto: Basta con il parlamentarismo. È il ritorno formalizzato del plebiscitarismo attraverso la verticalizzazione del potere”.
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