Dopo l’8 settembre 1943, la liberazione di Roma diventa un obiettivo dei comandi Alleati sotto diversi punti di vista. Il primo logistico, parte della più ampia valutazione della campagna d’Italia. Il secondo simbolico, in quanto si tratta del possibile ingresso degli Alleati in una delle tre capitali dell’Asse. Il terzo strategico, essendo l’operazione utile a impegnare le forze tedesche altrime…
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Di Sabatino Nicola Ventura La foto è di Giovanni Vercillo, nato a Catanzaro l’11 ottobre 1908; figlio di Luigi e di Teresa De Riso. Residente a Roma, laureato in legge, Funzionario della Corte dei Conti, capitano di leva, appartenenza politica: Fronte Militare di Resistenza – gruppo Fossi antifascista. Arrestato il 18 marzo 1944 a Roma in via Lucullo dalle naziste SS. Motivo – sospettato di collegamento con le forze alleate.
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MeteoWeb Il 24 marzo 1944, durante l’occupazione tedesca di Roma, si consumò uno dei più efferati crimini di guerra della II Guerra Mondiale: l’Eccidio delle Fosse Ardeatine. In rappresaglia all’attentato partigiano di via Rasella, in cui erano stati uccisi 33 soldati tedeschi, le SS naziste trucidarono 335 civili italiani, prigionieri politici e ebrei, nelle cave di pozzolana situate sulla via Ardeatina.
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Se l’Italia fosse davvero il paese immaginato nella sua lodata Costituzione, il monumento all’unità nazionale sarebbe a Roma, alle Fosse Ardeatine. In quelle cave di pozzolana c’è tutta l’Italia: furono uccisi italiani di tutte le regioni, da Trieste a Trapani, dal Piemonte alla Puglia, dalla Sardegna alle Marche. Furono uccisi uomini di tutte le classi sociali, dagli aristocratici piemontesi agli ambulanti del ghetto romano.
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L'eccidio nazifascista delle Fosse Ardeatine è ancora tema di menzogne che contro ogni evidenza storica alimentano la leggenda nera anti-partigiana La storia dell’eccidio delle Fosse Ardeatine non comincia e non finisce alle Fosse Ardeatine. Prima ci sono sette mesi di occupazione nazista della capitale: fame, terrore, rastrellamenti, deportazioni, torture, borsa nera, bombardamenti alleati, sette mesi di guerra che oggi ci appaiono scanditi da alcune date-simbolo: 10 settembre 1943, battaglia di porta San Paolo; 16 ottobre 1943, il…
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Condivisioni “Qualunque futuro possa avere la mia sinfonia, ogni volta che verrà eseguita, il pubblico ricorderà”: è con queste parole che il compositore americano William Schuman ha affidato al mondo la sua Sinfonia n. 9 “Le Fosse Ardeatine”, cuore del concerto che Riccardo Muti dirige il prossimo 24 marzo – alle 21 nella Sala Santa Cecilia dell’Auditorium Parco della Musica di Roma – per commemorare l’80° anniversario di quella strage.
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Volti di italiani, di romani, di gente fiera e coraggiosa. Scorrono uno dopo l'altro, e sono 335, sullo schermo all'ingresso delle Fosse Ardeatine. Le vittime sono state loro, eccoli i martiri, una foto dopo l'altra e uno speaker che scandisce i loro nomi. Davanti a una folla di discendenti di questi 335 patrioti che la furia nazifascista, 80 anni fa, condannò a morte. Ma «ci rivedremo in Paradiso», scrisse uno di loro alla moglie.
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